martedì 6 giugno 2017

Una morte dignitosa

Il problema è che l'hanno umanizzato.
E in un periodo come questo dove i nemici sono sempre più evidenti e i cattivi sempre più cattivi, umanizzarne uno, anche se di vecchio stampo, fa incazzare e non poco.
Anche io ho vacillato. Ho pensato "morte dignitosa si ma comunque in carcere".
Ma in fondo quello che ho pensato era: deve marcirci in galera, altro che!
Il fatto è che il discorso è sempre lo stesso: per giudicare su questioni di principio bisogna rimanere distaccati. Se ti uccidono una figlia la pena di morte ti appare giusta forse anche logica in qualche modo.
Quando sei coinvolto a parlare è il tuo stomaco, o il cuore se preferite, ma non la testa;e lo stomaco e il cuore sono quegli organi che comandano gli animali. Noi esseri umani, pensanti appunto, dobbiamo essere guidati dal cervello, altrimenti si regredisce e si torna alla legge del taglione, del più forte, dell'istinto di sopravvivenza, della vendetta come sistema per alleviare la pena.
Leggo sui social i commenti più beceri, che inneggiano ad un altro Piazzale Loreto per Riina, morti brutali per il più brutale degli assassini.
Vendetta! Sangue e Arena!
Semplice caciara animalesca.
Sia chiaro, io mica lo perdono Riina!
Io sono lontano dal perdono Cristiano (a proposito tutti atei quelli dei tweet sulle morti più brutali?) e né me ne vanto né me ne scuso. Sono così!
Però sono certo di una cosa: voglio vivere in una società che si distingue dal marcio che la infetta.
Sono contro la vendetta e la violenza.
Sono contro la pena di morte.
Sono per una giustizia giusta e severa ma che non sfocia mai nella tortura, o nella vendetta, o nella sofferenza imposta perché sofferenza è stata portata.
Chi di spada ferisce di spada periva nel Medio Evo, io ambisco a molto di più.



martedì 4 aprile 2017

Quattro mesi dopo

Caro Amico mio,
sono passati 4 mesi da quando ho saputo che non ti avrei mai più visto e ancora oggi il cuore è piccolo piccolo.
Da quel giorno non è passata giornata senza che io ti abbia pensato.
È strano e ingiusto allo stesso tempo: mesi, anni senza sentirci e poi a pensarti ogni giorno quando non serve più a niente.
Le lacrime di coccodrillo, appunto.
Ancora non ho capito cosa sia successo e mi chiedo poi a cosa serva capirlo.
Serve forse a farmene una ragione? Ma poi che ragione mi devo fare?
Serve forse a smettere di pensarti. Di pensarti almeno in questo modo! Perché adesso pensarti è sempre farsi la solita domande: “Perché?“.
Cammino per Arenzano e vedo i ragazzi fermi ad aspettare il pullman per Voltri e mi ricordo di voi arenzanesi che venivate al Liceo con quegli autobus diversi da noi genovesi; quei pullman che si usavano per le gite e questo vi rendeva ancora più “villeggianti” ai nostri (miei almeno) occhi.
Sei “assente” su Skype! Assente come il mio collega che si è alzato per andarsi a fumare una sigaretta! Che fredda che è la tecnologia. Sei ancora su Twitter, con nuovi followers tracciati da quei tools automatici. Che cinica che è la tecnologia!
Mi manchi amico mio. Mi manchi sempre di più, giorno dopo giorno, mese dopo mese.
Non credo alla vita dopo la morte, all’anima e al paradiso, ma se per caso sbagliassi – può succedere! – allora da lassù, perché lassù saresti, mi piace pensare che tu possa sorridere un pochino a vedere questo piccolo nanetto scrivere frasi sconnesse nel tentativo di dirti semplicemente “Ti voglio bene!”.
Con affetto, Paolino.

martedì 6 dicembre 2016

Dedicato

Caro amico mio,
non ci vedevamo e sentivamo da un po' di tempo ed era, mi illudo, per nostra scelta, mancanza di tempo e di occasioni, mi ripeto.
Ma adesso sapere di non poterlo più fare perché tu non ci sei più, non sai che male mi fa al cuore.
Che senso di vuoto per un'assenza che non cambia rispetto a prima. Eppure manchi!
Mancano quei maledetti vent'anni! Quei tempi in cui di sicuro nulla di tutto questo aveva ancora intossicato la tua mente. La tua mente brillante, ironica e solare cazzo!
Ho voglia di piangere e non ci riesco. Ricordi e ricordi che tornano a farsi vivi. E un tempo mi facevano sorridere e ora solo piangere.
E le lacrime non scendono, mente ascolto Rino Gaetano e penso a cosa mi diresti per questa musica, come quando mi prendevi per il culo mentre strimpellavo "Dormono sulla collina" di De André. Quando sculettavi per casa in mutande e con gli zoccoli e ti vantavi del tuo fisico.
Quando facevi finta di niente e controllavi se il Mikkio stava usando l'acqua calda per lavare i piatti. Il viaggio a Cuba.
Le bevute, le risate, le prese per il culo.
Tu che ai tempi dell'università ti riposavi per 12 minuti dopo pranzo. Non ci ho mai creduto sai? Però era vero! Come è vero che adesso non ci sei più. E non ti ho più salutato. E non ti ho più detto che sei stato un bravo amico! Che è stato bello averti conosciuto. Che qualunque cosa ti sia passata per la testa tu sei stato un amico prezioso.
Le lacrime iniziano a scendere e il groppo in gola fa male. Maledetta gola! Maledetta testa.
Maledetto il mondo che ti ha deluso così tanto!
Maledetto me che non ti sentivo da anni!
Maledetta vita che non c'è più.
Ti ricordo sorridere. Con quei ricci che tenevi lunghi e raccoglievi in una coda, perché ti sentivi figo e giovane. Sempre stato vanitoso, ma con discrezione e ironia!
Maledetti anni in cui si pensa che tutto possa durare per sempre, soprattutto le amicizie e poi passano e ci si allontana, ci si dimentica, per poi piangere come coccodrilli quando ci si perde per sempre.
Una telefonata cazzo! Una maledetta telefonata per un saluto.
Un saluto che non potrò più farti.
Perché? Che ti ha fatto così male?
Manchi tanto, sai? E manchi a tutti. A tutti quelli, e sono tanti, che ti vogliono bene e piangono insieme a me.
Mi manchi amico mio.
E che male che fa!

giovedì 14 maggio 2015

Amici amici, amici un cazzo?

Oggi si Twitter mi imbatto in questo scambio:















Il Tweet è chiaro: chi lo scrive sta affrontando un passo tragico della sua vita.
La cosa che mi ha fatto venire la pelle d'oca, poi sorridere, poi vergognarmi di aver sorriso e infine pensare "ma 'sto mentecatto?" è una delle tante risposte.
Leggete no?

"Bro" dice, "che succede?"

Bro è l'abbreviazione di brother. Gergo americano perché come cazzo fai oggi a parlare senza metterci un po' di sano e naturale slang americano.
Ma brother significa fratello...
E in metafora significa che sei troppo mio amico. così mio amico che sei come un fratello per me.

E allora mi chiedo, mio caro mentecatto il cui nome ho cancellato per un rispetto che non penso nemmeno tu meriti: ma non ti vergogni a chiamare fratello una persona che sta affrontando la sua lotta con la vita della quale tu nemmeno eri al corrente?

Il mio odio per i social aumenta ancora un po'.

Ciao.

venerdì 24 aprile 2015

Una carezza in un pungo


Mi sono sempre chiesto che cosa significasse il titolo di questa canzone di Celentano archiviandola quindi tra i classici "giochi di parole metaforici".
E quindi il contrasto tra amore ed odio, piacere e dolore, durezza e tenerezza è quello che questo titolo vuole evocare.
Sì, credo che questa sia la versione ufficiale.
Ce n'è però un'altra, almeno, che mi ha sottoposto un collega pochi giorni fa.
Una chiave di (ri)lettura del testo non so se interessante ma quantomeno divertente...
Immaginiamo quindi il pugno non proprio serrato, ma leggermente aperto, in modo che il palmo possa accogliere qualcosa, dopodiché pensiamo a come questo qualcosa possa essere accarezzato!

E quindi rileggiamo il testo:

A mezzanotte sai 
che io ti penserò 
ovunque tu sarai, sei mia 
e stringerò il cuscino fra le braccia 
mentre cercherò il tuo viso 
(...)
così tu non sarai lontano 
quando brillerai nella mia mano.
(...)
Mi sento già sperduto 
e la mia mano 
dove prima tu brillavi, 
è diventata un pugno chiuso, sai. 

Cattivo come adesso 
non lo sono stato mai

Che ne dite?

Ascolta la canzone

P.S.: vogliamo parlare di Gelato al Cioccolato?

martedì 7 aprile 2015

Di cinguettii e stelline

Gli utenti di Twitter si possono dividere in queste categorie:

  • Quelli che seguono diversi account per tenersi informati e che non interagiscono mai o quasi mai
  • Quelli che cinguettano sporadicamente 
  • Quelli che vivono su twitter
I primi non hanno particolari ambizioni social, usano Twitter per informarsi sulla cronaca o per farsi i fatti delle Stars e VIPs varii che seguono.
I secondi e i terzi invece, checché ne dicano, ambiscono ad accrescere i propri followers.
Sia chiaro, io faccio parte dei secondi e confermo che l'obiettivo è veder aumentare il numerino dei miei followers. Non c'è nulla di male! Twitter è un social e l'anima del social sono i collegamenti e le interazioni.
Se stai su un social ed esprimi delle idee, vuoi che queste idee raggiungano più persone possibili.
Lapalissiano!
Ed ecco che entrano in gioco le stelline.
Il meccanismo di Twitter è molto semplice. Tutto nasce da un tweet (o cinguettio). Chi legge il tuitt (fa fico sul Tuider italianizzare l'inglese) può interagire con esso oppure appropriarsene e retwittarlo.
Poi esiste la possibilità di mettere il tweet nella propria lista dei preferiti, così da poterlo ritrovare facilmente per futura consultazione. Questo è lo stellinare, così detto perché per "preferire" un tweet bisogna cliccare sulla stellina.
Gli effetti di queste semplici azioni sono altrettanto semplici.
Se interagisci con un tweet, commentandolo, queste interazioni sono visibili sulla tua Tweet List (non chiamiamolo profilo, per carità!)  e le persone che ti seguono (i tuoi follower) le vedono e grazie a ciò possono conoscere l'autore del tweet originario e, se lo apprezzano, possono decidere di seguirlo a loro volta.
Se retwitti il risultato è analogo: i tuoi follower vedono il tweet che tu, in qualche modo, hai fatto tuo. Diciamo che il retweet è un po' come dire: "Mi hai levato le parole di bocca" e la netiquette Twittera dice che se qualcuno scrive qualcosa che anche tu avresti detto, o che ti piace così tanto da volerla condividere, non devi copiare il tweet, ma lo devi condividere retwittandolo!

Il problema delle stelline è che se metti un tweet nella tua lista dei preferiti, nessuno dei tuoi followers se ne rende conto. Sulla sua cronologia non appare niente e di fatto non dai alcuna visibilità all'autore del Tweet.

Se io pubblico un video o una foto che ti apre il cuore, ci sta che tu la stellini, e mi immagino che ogni mattina, appena sveglio, tu vada nella tua lista dei preferiti e ti riguardi la mia foto.
Certo, mi chiedo: se ti piace così tanto, perché non condividerla con i tuoi followers, e quindi retwittarla?

Purtroppo esiste un'idiosincrasia verso il retweet che a volte sconfina nel ridicolo.
Si stellina perché "fa fico e non impegna!". Beh, sappiate che è vero che non impegna, ma non fa fico per niente: fa solo incazzare.
L'uso che per lo più viene fatto delle stelline, snatura completamente il senso di Twitter.
Il pensiero che ci sta dietro, semplificandolo è: "Bella questa cosa, mi piace! Però, io sono comunque più figo di te, (perché magari ho 1000 follower e tu solo 180 e son tanto figo davvero) e in quanto figo non ti offro fama a gratis!".
Voi che stellinate non lo direte mai, ma io lo so che è così!

E allora adesso, se avete letto, eccovi spiegato perché quanto mi stellinate mi state veramente sul cazzo!

Con affetto e stima,
il vostro Paolino.


lunedì 29 settembre 2014

Torta di mele cremosa

Ecco una ricetta semplice per gli amanti delle mele.
Una torta morbida e cremosa con l'acidità delle mele che ne contrasta il dolce.

Ingredienti

Pasta Frolla
(da Luca Montersino)
250 gr farina 00
100 gr zucchero
40 gr tuorli
150 gr burro
un pizzico di sale
scorza di limone

Mescolare nella panetaria il burro morbido e lo zucchero. Aggiungere i tuorli, il sale e la scorza di limone. Aggiungere la farina, amalgamare, avvolgere nella pellicola e mettere in frigorifero.

Crema pasticcera da forno
(ancora da Luca Montersino)
320 gr latte intero (nella ricetta originale 210 latte intero e 110 panna)
160 gr zucchero
95 gr tuorli
20 gr fecola di patate

Portare a bollore il latte e nel frattempo sbattere con la frusta i tuorli con lo zucchero e quindi aggiungere la fecola continuando a sbattere.
Quando il latte bolle versare il composto di uova e continuare a cuocere mescolando con la frusta finché la crema diventa spessa.
Togliere dal fuoco e far raffreddare.

Mele Caramellate allo zenzero
Sbucciare due mele granny smith e tagliarle a cubetti regolari, bagnarle col succo di un limone e unire zenzero fresco grattugiato o, come nel mio caso, zenzero in polvere.
In una padella far caramellare 3 cucchiai di zucchero. Aggiungere quindi le mele con il loro succo e far cuocere finché il succo è asciutto. Togliere dal fuoco e far raffreddare.

Mandorle tostate
In una padella antiaderente far tostare leggermente delle mandorle a filetti o dei pinoli (de gustibus).

Preparazione
Stendere la pasta frolla e foderare una teglia da 20 cm di diametro precedentemente imburrata e infarinata. Riempire la frolla con la crema pasticcera unita alle mele caramellate e alle mandorle tostate (dopo aver mescolato brevemente per ottenere un ripieno ben amalgamato).
Coprire con un disco di frolla e chiudere i bordi.
Cuocere a 180° per 20/25 minuti. Verso fine cottura cospargere un po' di zucchero semolato sulla superficie della torta così da farlo caramellare.

Far raffreddare bene (anche con un passaggio in congelatore) quindi sformare.

Da servire fredda o a temperatura ambiente.

Una morte dignitosa

Il problema è che l'hanno umanizzato. E in un periodo come questo dove i nemici sono sempre più evidenti e i cattivi sempre più cattivi...