giovedì 10 dicembre 2009

Voglio

C'è una bellissima canzone di Roberto Vecchioni dal titolo Vorrei.
Più volte ho riflettuto sulla poesia della parola vorrei. E' romantica, fa sognare, è il sogno, la consolazione nei momenti tristi, è malinconica, è trasgressiva.
Ma oggi io non vorrei. Oggi voglio.
Voglio vivere di quello che mi piace fare.
Voglio che siate a migliaia a leggermi e voglio scrivere per vivere.
Voglio un posto dove inventare nuovi piatti.
Voglio una casa.
Voglio 77 milioni di euro.
Voglio pubblicare un libro.
Voglio che le mie idee siano discusse, commentate e criticate.
Voglio poter commentare qualsiasi notizia e voglio che i miei pensieri raggiungano milioni di persone.

E poi non voglio altro più di quello che ho già.

martedì 8 dicembre 2009

Ancora sul podio

Qualche mese fa ho partecipato a questo concorso di Paoletta di Anice&Cannella.
Non speravo certo di vincere (e infatti...) ma in qualche modo ero soddisfatto della mia preparazione. La ricordate? E' questa qui.
Come è andata a finire?
Alla grande! Sono arrivato terzo tra i dessert.
Insomma, un'altra bella soddisfazione.
Grazie a Paoletta per aver accettato la mia ricetta anche se non rispettava in tutto e per tutto le prime regole del concorso, e grazie a chi l'ha giudicata degna di arrivare terza.

Ciaoooooooooo.

martedì 10 novembre 2009

Una storia qualunque

Ora vi racconto una storia; anzi, la mia storia.
Qualche tempo fa si è svolta una grande manifestazione. Per noi gente normale, era una manifestazione molto importante. L'abbiamo preparata per mesi. Era un momento in cui anche noi avremmo potuto far sentire la nostra voce.
Si prevedeva la partecipazione di tante persone provenienti da ogni parte del mondo.
Io non ho un aspetto granché accattivante. Quando non mi faccio la barba per qualche giorno, mi danno del malato. Quando indosso la felpa con il cappuccio è facile che mi chiedano i documenti quando entro allo stadio per un concerto, o che mi perquisiscano all’aeroporto.
Insomma, sono uno, questo ho capito, che se mi incontri per strada al buio magari cambi marciapiede. Poi però, se mi vedi di giorno, ti accorgi che il mio corpo è fragile… Lo so, qualcuno potrebbe ritenerlo un vantaggio, io me ne sono fatto un complesso. Mangio, lo giuro. Eppure non ingrasso. Vabbé, lo ammetto, qualche problemino ce l’ho anche io, ma chi non ne ha? E poi questo è un altro discorso.
Con grande entusiasmo, convinto di poter cambiare il mondo, sono andato alla manifestazione.
Le cose però non sono andate come tutti (o quasi) credevamo. Gli animi si sono subito scaldati, e qualche testa calda nel casino ci si è trovato bene. Non ci ho capito tanto, ma i giorni dopo, della manifestazione non se ne parlava per i motivi che ci hanno spinto in piazza.
Quando la confusione si impadronisce di una folla, le cose diventano ingestibili, da parte di tutti.
Da parte di chi vuol far sentire la propria voce, e anche da parte di chi ha il compito di mantenere l’ordine.
Io ero tra quelli che voleva dire qualcosa. Lo ripeto, ero li per cambiare il mondo. Intorno a me tante persone che non capivo. Non sembrava avessero cose da dire quanto rabbia da sfogare.
In questi momenti è difficile isolarsi. Se intorno a te tutto viene distrutto, è difficile allontanarsi in fretta. Non sai neppure da che parte correre!
Come un lampo un colpo sul collo mi ha sbattuto per terra. A colpirmi è stato un uomo in uniforme e assetto da guerra.
È strano, ma in quel momento ho pensato semplicemente “Cazzo, mi ha scambiato per uno di quelli!”. Quando sono caduto a terra per un secondo ho pensato a cosa avrei raccontato agli amici, convinto che inerme sarei stato ignorato.
I calci, i pugni e le manganellate sono arrivati tutti insieme e in un secondo. Non ricordo nulla, perché ho subito perso i sensi.
Quando mi sono svegliato ero in una camionetta con altre persone dall’aspetto sconvolto. Respirare significava strapparmi la carne. Ogni movimento corrispondeva ad un dolore lancinante. Non vedevo bene perché un occhio non riuscivo ad aprirlo. Il sapore ferroso in bocca era la cosa meno fastidiosa. Con la lingua continuavo ad andare a toccare delle finestre mai sentite prima tra i miei denti.
A vedermi in quel momento non facevo un bel effetto, ne sono sicuro.
Quando mi hanno fatto scendere dalla camionetta devono aver visto scendere un moderno zombie.
“Eccolo qui il morto vivente” mi hanno detto. Non credo di aver sorriso, perché non ne avevo tanti motivi, credo invece di aver fatto una smorfia di dolore. “Che cazzo ridi?” mi ha gridato qualcuno?
Stare in piedi era difficile per il male che provavo, ma lo spintone che ricevetti fece il resto.
Andai a sbattere contro il muro e il dolore mi tuonò nella testa.
Quando mi colpirono dietro la schiena con un bastone fu una sensazione agghiacciante. La rottura della spina dorsale la sentii con le mie orecchie. Poi mi accasciai per terra e parte del dolore svanì. Le gambe non esistevano più.
La cosa che più mi fece incazzare fu il mio essere inerme. Non aver saputo dire una parola, non aver avuto la forza di dare un solo pugno.
Quando mi spensi davanti agli occhi avevo solo urla, sangue e occhi spiritati.
Vivevo in un piccolo paese del Sud America ma qui dove sono ora, ho incontrato altre persone di altri posti del mondo che con me condividono solo l’aspetto malandato, che mi hanno raccontano le loro storie e ho scoperto che non sono poi così diverse dalla mia.

venerdì 30 ottobre 2009

Di uomini, di donne e di ruoli

Ho letto un articolo pubblicato su "Housekeeping Monthly" del 13 maggio 1955. No, non conoscevo questo giornale americano, semplicemente è stato argomento di discussione ad una lezione del corso di inglese.
L'articolo è intitolato "The good wife's guide", la guida della brava moglie.
Rappresenta in pieno una società maschilista (quella degli anni 50) dove vigono regole ben chiare e ruoli assolutamente ben definiti. A farla breve le regole e i ruoli sono questi: l'uomo è il motore economico della famiglia, la donna cura la casa, i figli, accudisce il marito ed è al suo servizio. I figli sono a metà strada tra la donna (ultima nella scala delle necessità personali) e l'uomo. La donna deve prendersi cura dei figli i quali, quando arriva l'uomo, non devono infastidirlo.
L'uomo arriva a casa stanco da una giornata di duro lavoro e tutto deve ruotare intorno a lui per rilassarlo ed esaudire ogni suo desiderio. Non esistono altre necessità.
Le regole che la donna deve seguire per essere una brava moglie, sono tutte mirate a far sì che la donna così si comporti: serva dell'uomo in tutto e per tutto.
Beh, a pensarci bene, questa mentalità non è poi così lontana da alcune realtà odierne, no?
E' però indubbio che (fortunatamente) le cose siano cambiate; esistono realtà magari opposte (almeno a sentire i commenti di un compagno di lezione) e, voglio illudermi, realtà che semplicemente non prevedono la predominanza dell'uno sull'altro.
Va da sé che quest'ultima ipotesi sia quella che ritengo essere l'unica possibile e l'unica giusta!
Durante l'inevitabile discussione che è nata dalla lettura dell'articolo, è poi emersa l'importanza, comunque, delle regole.
Insomma, in qualche modo si è detto: "Ok, questo è esagerato, siamo tutti d'accordo, però, in fondo una cosa positiva c'é: il fatto che esistano delle regole o meglio dei ruoli chiari e definiti, aiuta a vivere meglio!". Se qualcuno presente alla lezione ha capito diversamente me lo dica pure.
Sapete come mi suona questa frase? Un po' come "Io non sono razzista, però...". Lo so, il concetto non è lo stesso, non si parla di razzismo, ma l'inconscio che sta sta dietro è per me lo stesso!
Così come chiunque inizi una frase con "Io non sono razzista, sia chiario, però..." è a mio parere inconsciamente (e sono buono) razzista, allo stesso modo chi chi pensa che "ruoli definiti e chiari mettano chiarezza e migliorino la vita" subisce (inconsciamente) dei ruoli imposti. E, a seconda della realtà in cui ci si trova, se a pensarlo è un uomo in una società maschilista, inconsciamente è maschilista, se invece è una donna, nella stessa società maschilista, inconsciamente (?) è sottomessa.
Perché devono esistere dei ruoli da seguire? Perché deve esistere il ruolo della donna e il ruolo dell'uomo? O il ruolo del ricco e il ruolo del povero? O il ruolo del colto e il ruolo dell'ignorante?
Ci sono differenze, è indubbio, ma non dei ruoli.
Mi spiego: io uomo, sono diverso da una donna, è chiaro. Differenze.
Io però non mi aspetto che queste differenze impongano sempre comportamenti diversi tra uomo e donna. Ruolo.
Facciamo un esempio?
L'uomo è per natura generalmente più muscoloso della donna. Ci sta che un uomo per via di questa differenza faccia lavori o attività più faticose di una donna. Va bene, ma fin qui siamo sempre nell'ambito delle differenze. Cosa non mi va? Che sia dato per acquisito che i lavori di fatica siano lavori da uomo. Questo è il ruolo. Questo è il pericolo! Perché, andando avanti su questo esempio si può arrivare a consolidare la supremazia dell'uomo sulla donna in termini di forza fisica.
Insomma: le differenze esistono e pilotano i comportamenti e come vanno le cose. Ma se su queste differenze creiamo dei ruoli, di fatto le legittimiamo e le istituzionalizziamo.
E allora, statene certi, troveremo sempre qualcuno che seppure nelle sue diversità, ad un certo ruolo non si adatta o in esso non si riconosce. E il ruolo, di fatto, ne limitirebbe la libertà.
Buon week end a tutti.

martedì 20 ottobre 2009

Dizionario della lingua italiana (moderna)

L'altro giorno sul treno ho potuto notare (e appuntare) una serie di "graffiti".
Ecco i più interessanti:

Momyna ti vgl (1) sfondare!
Momyno ti vgl skopare (*)

Se si xk(2)?! Se no com'è?! Oppure vabbe'!... Eh??!! (**)

Fa pompe cm (3) un'aspirapolvere (***)

Significati
(1) voglio
(2) perché
(3) come

Mie osservazioni
(*) mi fa impazzire l'utilizzo della K al posto della C e non della particella CH! Ah, un botta e risposta impagabile.
(**) Potrebbe diventare il manifesto di una nuova corrente letteraria...
(***) a bbello? Mai provato davvero con l'elettrodomestico?

lunedì 19 ottobre 2009

Varie ed eventuali

Andando verso l'ufficio (sigh) stamattina, mi precedevano i tre ragazzi che vedete in foto.
Quanto sono uguali, ho pensato, i giovani! A seconda del gruppo che frequentano, dell'ambiente, del quartiere, della città! E' un po' come se l'appartenenza ad un gruppo fosse suggellata e sottolineata da un comportamento o da un abbigliamento comune. Insomma, una divisa come simbolo di appartenenza ad un gruppo. Questo concetto, cavalcato abilmente, ha arricchito e arricchisce le griffe di moda.
Andando avanti con l'età, ci si rende poi conto che la divisa assume altri significati (escludendo il nativo significato militare). Diventa divisa da lavoro e quindi a volte necessaria, talvolta comoda e comunque a ricordare il ruolo di ognuno. Tuta, maglione, camicia, giacca e cravatta.
Dei tre ragazzi, quello in centro mi è sembrato essere il leader. Vorse per via del cappuccio alzato!
Mi ha fatto sorridere che dietro di loro, a scattare la foto, c'era un'altra persona, probabilmente altrettanto "strana" ai loro occhi. Che indossava un'altra divisa, ma che in comune con loro aveva la borsa a tracolla. Nello stesso verso della loro, da sinistra verso destra. La mia pesa una quintalata e serve a portarmi dietro il portatile aziendale, a volte spacciato come benefit!

Buon lunedì a tutti.

venerdì 9 ottobre 2009

Questa è bella

Ma guarda un po' cosa non ti scopro oggi?
http://lospaziodistaximo.blogspot.com/2006/05/food-blog-italiani.html
Andiamo sotto la "I" e cosa ti esce?
Il Blog di Paolino addirittura come new entry in questa lista di Food Blog Italiani...
Io non so chi gestisca questo Spazio di Staximo, nemmeno cosa voglia dire Staximo.
Ma soprattutto come abbiano fatto a selezionarmi come Food Blog.
Che giornata oggi...
Forse che anche internet è Comunista?

Hasta Siempre

Secondo quanto sto sentendo in questi ultimi giorni devo essere felice e contento.
Insomma, vivo in un paese comunista, dove i giudici sono comunisti, i giornali e l'informazione è comunista e persino il Presidente della Repubblica è comunista! Insomma, un paese rosso come mai è stato... E io devo essere felice perché...
Beh, io sono Comunista!
Per quello che sto sentendo in questi giorni ho deciso che domani andrò a svaligiare una banca. Ci andrò col pugno chiuso, passamontagna indossato (che sa di subcomandante e quindi comunista) e imbracciando un bel Kalashnikov (arma di stampo sovietico e quindi comunista).
Quand'anche mi prendessero mi difenderei in tribunale appellandomi all'esproprio proletario e questi giudici comunisti non potrebbero che assolvermi, i giornali e le tv parlerebbero di me come di un eroe nazionale e alla peggio, se qualcosa non andasse per il verso giusto, il Presidente della Repubblica Comunista mi concederebbe la grazia!
Hasta la victoria Siempre!

domenica 20 settembre 2009

Il dolce... finir dell'estate


Miele e noci a presentare l'autunno e i fichi a ricordare l'estate.

Ingredienti

Parfait miele e noci

100 gr di miele
4 tuorli
400 gr panna montata
100 gr noci tritate grossolanamente

Gelatina ai fichi d'India
6 fichi d'India
6 gr colla di pesce in fogli (3 fogli)

Baci di dama con marmellata di fichi
100 gr farina di mandorle
80 gr di zucchero
100 gr farina 00
80 gr di burro
1 tuorlo
1 pizzico di sale

6 fichi
40 gr zucchero di canna

Preparazione
Per il parfait: scaldare il miele fino a bollore e versarsarlo sui tuorli montando a bassa velocità finché il composto non sia raffreddato (almeno 30°).
Unirlo quindi alla panna montata e alle noci tritate.
Versare negli stampini e mettere in congelatore.
Togliere dagli stampi, impiattare e tenere in frigorifero un'ora prima di servirlo.

Per la gelatina ai fichi d'India: frullare la polpa dei fichi, quindi setacciare e mettere a scaldare sul fuoco. Aggiungere la colla di pesce idratata in acqua fredda. Mescolare bene e quindi versare nei contenitori che porterete nel piatto.

Per i baci di dama: impastare tutti gli ingredienti fino ad avere una pasta morbida ed elastica. Tenere in frigo per una mezzora. Quindi formare delle palline e disporle sulla teglia rivestita di carta da forno, schiacciandole leggermente.
Cuocere a 150° per circa 15 minuti

Per la marmellata di fichi: mettere in un pentolino la polpa dei fichi e lo zucchero di canna e far cuocere finché versandone una piccola quantità su di un piatto questa non cola inclinando il piatto.

Ciao e buon autunno a tutti.

martedì 15 settembre 2009

Mamma mia!

(da Repubblica.it)
15/09/2009 ore 16.33 Il vescovo: "Il Vangelo condanna chi non fa fatti"
"Il Vangelo condanna chi chiacchiera e non fa fatti, ma premia chi agisce correttamente".A dirlo è stato il vescovo dell'Aquila, Giuseppe Molinari, nel corso del suo intervento alla consegna delle case ad Onna. Il vescovo ha anche condannato "le chiacchiere sterili della politica". "Le auguro - ha aggiunto il vescovo rivolto a Berlusconi - di poter continuare a fare del bene come ha fatto non solo a noi ma a tutta la nostra nazione".

Vorrei unirmi al vescovo nel ringraziare il presidente del Consiglio per tutto il bene che sta facendo a me, in primis, ma a tutte le persone non solo d'Italia, ma di tutto il Mondo!
Grazie Presidente!
Anzi, stasera pregherò anche un po'...

giovedì 10 settembre 2009

Amore

L'amore per una figlia (vado subito nello specifico, così tolgo ogni dubbio sul fatto che tutto ciò che sto scrivendo è pura e semplice mia opinione) è un qualcosa di incondizionato.
E' diverso dall'amore per una donna o per una compagna o, in generale per un'altra persona.
L'amore che si prova per un'altra persona, ha necessariamente bisogno di un riscontro.
Positivo o negativo che sia.
Se positivo, beh, tutto ok e... vissero felici e contenti!
Se negativo ci si strugge e magari, se si è dotati, si scrivono parole d'amore toccanti...
Ma a meno di patologie strane, se non alimentato l'amore pian piano, si spegne.
L'amore per una figlia, lo ripeto, è invece incondizionato...
Se vogliamo potrebbe tranquillamente essere unidirezionale!
Non serve un ritorno per essere alimentato... c'è! Si autoalimenta da solo...
Addirittura non esiste il concetto di "corrisposto".
E' incredibile che la stessa parola Amore rappresenti entrambi i sentimenti.
Bah! Pensavo di riuscire a scrivere qualcosa di più intelligente...

Baci a tutti!

mercoledì 9 settembre 2009

Testamento

Quando arriverà quel giorno vi prego di non farmi funerale religioso.
Se volete seppellirmi fatelo, ma non voglio croci o simboli religiosi sulla lapide.
Se succedesse mai che mi trovassi in una condizione irreversibile ed inguaribile, vi chiedo di staccarmi la spina.

mercoledì 12 agosto 2009

Buone vacanze

Il treno è purtroppo la maggior fonte di spunti letterari che io abbia.
Purtroppo perché viaggiare in treno è veramente stressante, perché sti maledetti treni sono sempre caldi, affollati e zozzi. Ma non zozzi... Proprio ZOZZI ZOZZI!
E cosa ancora peggiore sono popolati dalla peggio gente!
Ma a volte, queste caricature umane, mi suscitano qualche sorriso inaspettato.
Ieri per esempio si è seduto di fronte a me un gran bel soggetto.
La versione al femminile del Furio di Verdoniana memoria in quanto a tic e gestualità.
Magrolina, capelli neri abbastanza corti stile spaventapasseri (anche se forse nelle sue volontà vi era più la Valentina di Crepax) e occhiali sul naso continuamente messi a posto con movimenti repentini e a scatti delle mani.
Voce aspra e tono agitato.
Donna presumibilmente "in pseudo carriera".
Giovane diciamo oltre i 30 ma entro i 35!
Premetto che non sono stato ad origliare... Semplicemente era impossibile non ascoltarla!
Inizio a sorridere quando capisco che l'oggetto della sua prima incazzatura è la mamma. Perché la rompiballe (da lei così definita) le ha detto non so cosa sul risultato della pulizia del pavimento... E' venuto opaco benché sia stato usato il prodotto che la Signora usa sempre con ottimi risultati. Perché mai vi chiederete? Beh, la colpa era degli stracci che la figlia ha! (Ok, la mamma è una rompicoglioni, gliene do atto!).
Lei sta parlando con la zia, lo scopro ora, che forse è proprio la sorella della spacca marroni...
Le due si intendono e ammiccano, quindi il giudizio sembra essere quanto meno condiviso.
La ragazza piena di tic e con gli occhiali si sfoga raccontando di quanto gliele abbai cantate alla mamma: "Dimmi quanto costano sti cazzo di stracci che li compro subito e non ne parliamo più!".
Capisco che mi manca troppa loro storia per capire il discorso fino in fondo, ma il concetto evolve.
Capisco che si sta parlando della nuova casa di lei nella quale è entrata da una settimana.
Capisco anche che la casa non è ancora arredata del tutto, mancano degli scaffali e questo da modo all'occhialuta di sparare ancora sulla vecchia: "Io non sono come te, le ho detto, zia, io preferisco farmi le vacanze piuttosto che rinunciarvi per comprare gli scaffali!". Alla faccia degli scaffali penso tra me e me.
"E poi son li da una settimana!!!!".
E qui arriva il bello.
"E lei, zia, mi dice" continua spaventapasseri "quei 230.000 euro ce li potevamo spendere in altro modo! Hai capito? E' già li che me lo rinfaccia!".
Mamma cattiva penso sempre io. Però nel frattempo la casa te l'ha comprata...
E lei mi fa ammazzare quando dice che deve vincere al superenalotto così le restituisce tutti quei soldi e non se ne parla più!!!!
Il discorso casa, di quanto siano stronzi (entra in gioco in qualche modo anche il padre) a rinfacciarle della casa e di quanto lei non ce la faccia più continua per un po'.
Poi si cambia e credo di capire che il lavoro di quattrocchi sia avvocato. Che il suo studio ha fatto qualcosa come 35 pratiche in luglio e il 60% siano tutte sue (le cifre le ripeto come sono state dette!). Che quindi ha dato qualche soldo a non ho capito chi perché l'ha aiutata molto...
Brava la mia lavoratrice!
Parlano con la zia della sua amica anch'ella avvocatessa che non è ancora andata in ferie perché era impegnatissima per far togliere gli arresti domiciliari a non so chi che aveva fatto non ho ben capito cosa. Qui ha abbassato il tono come fa la mia nonna quando parla di soldi - nome in codice mandilli.
"Guarda, era così contenta!!! Ci ha lavorato tanto..."
Quanto mi affascina il lavoro dell'avocato, eh?
La zia poi è scesa a Sestri e schizzo ha tirato fuori dalla borsa Oggi e si è zittita. Gli occhiali però, mannaggia a loro, continuavano ad andarle fuori posto.

Buone vacanze a tutti voi!

giovedì 16 luglio 2009

No, ma io faccio solo zapping!

Quante volte vi è capitato di parlare con qualcuno di programmi televisivi, e scoprire l'interlocutore essere il massimo esperto in materia, ma che inizia il dibattito con un "Ieri sera, mentre facevo zapping, ho visto Mario del GF che..."
Questo si applica al Grande Fratello, alla Fattoria, alla Polleria di Gianni e a qualsiasi trasmissione dai più definita trash. Insomma, tutti il trash lo guardano, ma molti si vergognano di ammetterlo e quindi non guardano mai quella trasmissione li, ma facendo zapping ci sono passati proprio mentre la tettona di turno faceva intravedere un capezzolo, o mentre i due galli si scannavano nel pollaio, o proprio mentre il cantante di turno tirava giù il cristo.
Io le prime edizioni del Grande Fratello le guardavo, e lo dicevo. Music Farm l'ho visto e ho visto in diretta il Baccini bestemmiare... Non perché ci son passato per caso, ma perché lo stavo guardando. Ora, devo dire la verità, ne ho un po' le palle piene e davvero non conosco nemmeno i nomi degli inquilini più invidiati d'Italia!
Oggi, sul treno, si sono sedute vicino a me tre splendide signore. Due direi sulla cinquantina e la terza, con tosse da migliaia di pacchetti comprati e fumati, tranquillamente sulla sessantina.
Le tre erano decisamente sguaiate. La prima che riesce a sedersi si butta sul sedile con un roboante "Ahhhhh" e posa da camionista. Giuro, le mancavano solo le palle da sistemarsi!
Le battute sul sesso si sono sprecate per una buona parte della loro conversazione con grande divertimento soprattutto della fumatrice, finché la camionista non la butta sulla cultura generale.
L'aggancio lo fornisce la fumatrice che ieri sera ha guardato in TV le canzoni napoletane "Eh beh, io sono napoletana e quelle canzoni le adoro!". Questo spunto ha scatenato la camionista che ce l'aveva, mi sembra di aver capito, con la conduttrice di quel programma, che lei vedeva anche ad Uno Mattina ma solo per (udite udite) vedere l'ora!!! Giuro. Ha detto che la mattina lei accende la TV per guardare il televideo e vedere l'ora, quindi non per guardare Uno Mattina. E con questo rispondeva alla terza signora (chiamiamola la discreta) che subito chiede "Ma come fai a vedere Uno Mattina?", "Noooooo, è che guardo l'ora... Poi devo lavorare!".
Comunque questa presentatrice, per loro tre, tutte concordi, la deve aver data un po' in giro perché è ovunque... Insomma, ho capito che invade i loro zapping in maniera incontrollabile.
Poi cambiano discorso e si buttano su Michael Jackson... E qui inizia lo spettacolo. Accendo il registratore di note vocali del mio telefonino sperando di registrare qualcosa che si riesca poi a pubblicare, ma la qualità è davvero scadente, vedrò cosa riesco a fare, ma per il momento il succo è che Jako era pieno di debiti ("Beh con tutte le operazioni che si è fatto!"), e che dopo la sua morte in tre giorni hanno venduto tante di quelle cose che i debiti sono spariti! Non ho ben capito cosa pensassero, ma provo a tradurre: Michael aveva tanti debiti e ha trovato il modo per sanarli: "Se muoio", deve aver pensato, "vendo tanti dischi, e tante magliette, e tante ma tante cose, e con quei soldi ci pago i debiti!". Grande trovata di marketing.
Poi però la fumatrice cala l'asso!
Ha visto in TV, ma questa volta non facendo zapping, o quantomeno non lo dichiara, uno speciale su Jako dove han fatto vedere un video inedito in cui lui prendeva fuoco! Ma tutto il corpo, eh?
E che allora queste bruciature di secondo e addirittura terza grado, in tutto il corpo, oltre ad essere antiestetiche, gli procuravano anche dolore... E questo è il motivo per cui si è fatto tutte quelle operazioni. "Ma davvero?" chiede la camionista. "Non ne hanno mai parlato" sottolinea la discreta.
Poi il treno è arrivato a Brignole e siamo scesi tutti...

lunedì 6 luglio 2009

Pensieri scritti


Qualche settimana fa, ho assistito all'ennesima dimostrazione di inciviltà che fanno ormai parte del comportamento quotidiano delle persone.

La totale assenza di posteggio nella balneare Arenzano è stata abilmente superata dalla solita ingegnosa trovata del furbo di turno. Una Audi con contrassegno per disabili nel posto ad essi riservato. La cosa, a mio parere, indegna è che delle quattro persone che dalla macchina sono scesi, nessuno di loro era portatore di handicap. Io sono convinto che quel contrassegno fosse regolare, e mi immagino si trattasse del contrassegno del padre, zio, o parente stretto di uno dei quattro passeggeri, chissà, magari anche il padre del guidatore...

Giudico incivile, senza mezzi termini, che qualcuno possa sfruttare un simile pass a suo vantaggio in questo modo. In alcuni parcheggi ho potuto vedere il cartello che ho inserito in testa a questo post. Quello che suscita in me è un brivido lungo la schiena... Fa a tutti lo stesso effetto? Spero e credo di si, perché ho letto su internet che dove presente, questo cartello, viene in genere rispettato... La domanda che mi pongo però è: il tizio della Audi, cosa avrebbe parcheggiato anche in presenza di quel cartello? Io penso di si, perché credo, e vorrei tanto che qualcuno mi rispondesse, che il tizio della Audi in cuor suo pensi anche di essere dalla ragione. Per dio, ha un contrassegno per disabili legale... Suo padre è pure disabile e quindi chi più di lui (e suo padre) ha diritto a parcheggiare li?
La cosa grottesca è che quando è sceso dalla macchina (prima ha fatto scendere i passeggeri per potersi accostare meglio) ha controllato proprio bene di essere dentro le righe che delimitano il parcheggio... No... sai... perché non sia mai che si becca la multa per non aver parcheggiato all'interno dell'area delimitata!!!
Scusate se mi sfogo, ma questo blog altro non è che una mia privata e personale valvola di sfogo!
A te, tipo dell'Audi, dico solo una cosa: vergognati!

giovedì 25 giugno 2009

Ognuno ha il papi che si merita.

Faccio il solito giro su Repubblica.it e oggi mi sono imbattuto nell'intervista a Patrizia D'Addario, persona che fino a stamattina non conoscevo e che da domani avrò dimenticato.
Questa Patrizia, per chi non lo sapesse, è una ragazza coinvolta nell'inchiesta di Bari sui festini del nostro presidente del consiglio.
Devo dire la verità: non sono granché attratto da questa storia, non perché non trovi vergognosa tutta la vicenda, quanto perché il gossip non mi stuzzica.
Il fatto è, e leggendo l'articolo (http://www.repubblica.it/2009/06/sezioni/politica/berlusconi-divorzio-10/parla-patrizia/parla-patrizia.html) me ne sono convinto ancora di più, che si tratta si di gossip ma giocato a casa nostra!
Per me la signora Patrizia, le altre signorine e il nostro caro Silvio detto Papi, possono, davvero, fare quello che vogliono, nei limiti della legalità, s'intende, così come io voglio poter fare quello che voglio... Ma la cosa sostanziale è proprio questa: IO voglio poter fare quello che voglio, a casa mia, o quando esco con gli amici, perché IO sono una persona normale e, tanto per capirci, quando sono "in servizio" cerco di rispettare delle regole e proprio tutto quello che voglio non posso farlo.
Il buon Berlusconi proprio uno normale non è; ha certo più responsbilità di me e più "cose da fare" - per inciso credo sia di conseguenza anche pagato un po' più di me - e quindi, mi scusi, ma proprio quello che vuole non lo può far sempre.
Della sua vita privata ne deve rispondere, così come ne rispondo io (sia chiaro), perché se il mio capo mi vede in un bordello carico come una bestia e con un cannone in bocca, giusto o sbagliato che sia, qualche idea su di me se la fa... Certo, io potrei anche chiedergli cosa ci facesse nel mio stesso bordello!!!
In ogni caso, e chi non lo sapesse sarebbe quanto meno ingenuo (e Papi non credo lo sia), è abbastanza chiaro che delle nostre azioni ne dobbiamo rispondere, anche nei casi in cui per esse veniamo ingiustamente discriminati? A me è chiaro, si!
Alla fine quindi, caro il mio presidente Berlusconi, non venga a dirmi che non se lo immaginava che eventuali notizie sui festini le avrebbero quanto meno causato qualche critica...
Poi, le ripeto, lei faccia quello che vuole (nei limiti della legalità, ovvio) ma per lo meno lo faccia a casa sua e dando in cambio un posto letto sempre a casa sua, non un posto in parlamento o in televisione... A meno che, ma qui me lo deve dire lei, televisioni e parlamento non siano casa sua...

lunedì 25 maggio 2009

Genoa e Toro un cuore solo... Ovvero: di gemellaggi e affini

Personalemente trovo i gemellaggi tra tifoserie una emerita cretinata sia per l'ambito in cui si collocano, sia per la genesi degli stessi.
Il mondo delle tifoserie calcistiche non gode, come dire, della mia stima (così come io immagino di non godere della sua :)) ), e non vedo quindi come in una relatà del genere si possa pensare a gemellaggi sociali, culturali su qualche ideale o valore. Inoltre le motivazioni che spingono a queste amicizie, sono talmente volubili che di fatto sminuiscono un eventuale gemellaggio già sul nascere. Due tifoserie si "gemellano" per l'odio comune verso un'altra tifoseria. Per un risultato favorevole in un determinato campionato che ha significato salvezza dell'una o promozione dell'altra. Perché tra le fila delle due squadre ha giocato uno stesso calciatore (meglio se morto prematuramente) che rappresenta quindi "una bandiera". Per molti altri motivi tra cui, a volte la fede politica... E qui proprio rabbrividisco anche solo a pensare che idee politiche possa portare avanti chi le manifesta in uno stadio.
Ieri è successo che a Torino si sia giocata la penultima del campionato di serie A stagione 2008/09. La partita era Torino Genoa finita 2 a 3 per il Grifone. La cosa che mi spinge a scrivere questo post è che le due tifoserie sono (erano?) gemellate da molti anni... Un gemellagio "storico e particolare" l'ho sentito definire in qualche servizio.
Se storico capisco voglia dire di lunga data, non capisco la qualifica di particolare... Mi andrò a documentare, e forse capirò.
Inoltre, sul virtuale mondo di Facebook, ieri sera ho aggiornato il mio stato così: "Paolo pensa al gemellaggio finito..."
Apriti cielo! Questa mattina oltre venti commenti a seguito di lite virtuale tra tifosi granata e rossoblu.
Alla fine, quello che io ho capito, è che a nessuno di loro importava un fico secco di questo gemellaggio, che i più non vedevano l'ora che finisse perché alla fine, forse, Genova e Torino non sono legate da chissà quali tradizioni o ragioni storiche e, come accade in ogni realtà italiana (e lasciatemi dire mondiale) ognuno guarda la sua relatà geografica e ne è geloso e fiero... Partendo da relatà geografiche grandi come nazioni (e allora troviamo il razzismo verso gli extracomunitari), per passare da geografie un po' più piccole come città (e a volte parliamo di razzismo verso i meridionali), fino ad arrivare a reltà grandi come quartieri (e allora continuiamo a parlare di ignoranza - giusto per essere chiari - e iniziamo a parlare di "tifo").
Il tifo calcistico, per come lo vedo io, è proprio questo: è l'ottuso, irrazionale, inspiegabile e inguaribile tifo per un qualcosa che alcuni definiscono storia, altri tradizione, altri città e chi più ne ha più ne metta.
Io non mi sento particolarmente attaccato ad una città (ve lo giuro) e andrei a vivere in una qualsiasi città tra le diverse che mi attirano, e non credo che sentirei la mancanza di una via, una strada o una piazza di Genova. Io "sfogo" l'innata necessità di avere radici nel Genoa.
In maniera pacata, sia chiaro, e sono da molti definito un finto tifoso perché non vado allo stadio, ma se quegli stessi leggessero ora queste righe, forse capirebbero quello che provo.
A noi serve avere dei punti fermi: sapere quali sono le cose che non cambieranno mai. Avere dei ricordi legati ad un qualcosa di tangibile, di reale, di presente. C'è chi guarda il mare (ma quel mare specifico) e si sente a casa. C'è chi passa per la via che faceva da bambino e si rassicura. C'è chi vede i colori della propria squadra del cuore e ci si riconosce!
Il tifo è questo e per me finisce qui... Non va oltre e non sfocia nella violenza, così come io mai mi menerei per la fontana di piazza De Ferrari, o per una buca in Via Boito.
Così come ci si sfotte perché a Torino c'è la nebbia e a Genova c'è sempre il sole, allo stesso modo si sfottono i ciclisti o i gobbacci. Ma è puro e semplice sfottò, innato nell'uomo e, almeno nelle mie idee, sano.
Detto tutto questo, e provato a spiegare il significato del tifo, vi rendete conto di quanto siano insensati i gemellaggi? Se davvero tutto è così irrazionale, di pancia e inspiegabile, come si può pensare che ci si metta d'accordo e tale accordo si mantenga negli anni?
E adesso qualcuno mi verrà anche a spiegare che se due squadre gemellate un'anno si giocano la salvezza in uno scontro diretto ci sta che se la giochino e tutti amici come prima (anzi, se vi conosco bene, mi direte anche che il gemelaggio sarà ancora più forte l'anno dopo). Che quello che ha fatto arrabbiare ieri è stata la mancanza di rispetto (???)...
Ragazzi? Vi state arrampicando sugli specchi!
Non cercate forme di merito o di dare importanza a un qualcosa che è stato, è e sempre sarà una becera necessità innata. Quella di avere radici e che queste radici siano tano forti e tanto robuste da farci sentire invincibili ed immortali.

Buon lunedì.

Paolino.

giovedì 21 maggio 2009

Adios Diego


E' di oggi l'ufficialità della cessione del Principe all'Inter.
La notizia era ormai scontata e mancavano solo le ufficializzazioni da parte della Società.
Leggo su www.PianetaGenoa1893.net che Milito si chiede se i tifosi genoani lo fischieranno.
Non so rispondere per tutti i tifosi, ma per me resterai sempre il Principe che ci ha fatto sognare, e da me non riceverai mai un fischio!
Adios Diego, y buena suerte!
Paolino.

mercoledì 20 maggio 2009

Io un po' mi vergogno davvero...

Leggo spesso il sito Repubblica.it ed è una delle pochissime finestre sull'attualità e sulla politica che ho. E' poco lo so, dovrei documentarmi di più e me lo dico sempre... Potrei, anzi dovrei, approfittare dei lunghi viaggi in treno per leggere quotidiani e aggiornarmi su ciò che succede nel mondo... Lo so, lo so.
Però almeno una volta al giorno navigo sul sito di Repubblica.
Oggi prendo in prestito un articolo di Ezio Mauro che mi è piaciuto particolarmente benché mi abbia fatto incazzare... Non è possibile che a capo del mondo ci siano certe persone e certe idee!
Io credo davvero che l'unica soluzione sarebbe che a capo del mondo non ci fosse nessuno... Io credo davvero che l'anarchia sia l'unica soluzione... A breve voglio scrivere in merito.

L'articolo che riporto lo trovate anche qui.

"IMMERSO fino al collo nello scandalo Mills, rispetto al quale le leggi ad personam lo hanno aiutato a fuggire la condanna ma non il disonore, impegnato a lottizzare in fretta e furia la Rai prima delle elezioni, ieri Silvio Berlusconi ha perso la testa insultando "Repubblica". E' successo quando Gianluca Luzi, il nostro notista politico, gli ha chiesto durante una conferenza stampa se e come avrebbe risposto alle dieci domande che gli abbiamo rivolto sul caso del "ciarpame politico" sollevato dalla moglie con la denuncia dei suoi metodi di selezione delle candidate, i suoi comportamenti da "malato" che "frequenta minorenni". "Vergognatevi", ha intimato il Presidente del Consiglio. Per aver colto le contraddizioni tra le sue versioni dei fatti e quelle degli altri protagonisti della vicenda? Per avergli chiesto di chiarirle? Per aver posto queste domande in pubblico? Per aver rotto il conformismo italiano che è l'altra faccia del cesarismo? O per non aver censurato la denuncia della moglie? Spiace per il premier ma le contraddizioni del potere e le domande che ne nascono sono lo spazio proprio del giornalismo. Che cosa intenda il Capo del governo quando dice che "se Repubblica cambiasse atteggiamento potremmo trovare un accordo" non è chiaro ma è impossibile. Non cerchiamo "accordi", ma trasparenza. E in ogni caso, non cambieremo atteggiamento anche perché l'imbarazzo di Berlusconi e la sua ira spingono a cercarne le ragioni, come deve fare un giornale. Il premier dovrà rassegnarsi. Non tutto in questo Paese è "arrangiabile", risolvibile con qualche patto oscuro. Se è capace di togliere le sue contraddizioni dal tavolo, lo faccia davanti ai cittadini. Altrimenti, continueremo a dire che non può farlo, e a chiedergli perché.

Per il resto il Presidente del Consiglio ripete la sua invettiva abituale: ora rivendica una dimensione privata, dopo che anche la sua Prima Comunione viene spacciata dai suoi giornali come volantino elettorale. E insiste sull'odio "politico" e l'invidia "personale", come se non fosse possibile la critica dei cittadini che non hanno bisogno di odiarlo e non si sognano nemmeno di invidiarlo, perché gli basta giudicarlo. "Gli italiani stanno con me, con me", ha urlato alla fine il premier. Intendendo che il numero dei consensi oltre al pieno diritto di governare gli conferisce anche l'immunità da critiche, osservazioni e domande. Non è così in nessun paese democratico, signor Presidente, s'informi, entrando finalmente in Occidente. Ma il fatto che lei lo pensi, per tappare la bocca ai giornali, ci fa davvero vergognare un po'."

martedì 12 maggio 2009

Record di ascolti



Ciao a tutti!
Ieri ho pubblicato un post "particolare" che ha fatto si che in due giorni (ieri e oggi) io abbia superato il massimo delle visite ricevute in un mese (e stiamo parlando del mese dei cinque giorni dal Cuoco Nero, mica pizza e fichi!!!).
Il motivo è facile (anche se mi sfuggono le dinamiche dei motori di ricerca), infatti cercando su Google la fantomatica società, il primo risultato che esce è il mio Blog!
Beh, bella scoperta... Solo che essendo questo effetto del tutto inaspettato, non ero pronto, e non credo di aver sfruttato al meglio questo "picco" di popolarità.
A questo punto mi chiedo: ma secondo voi, una minima percentuale di questi "visitatori occasionali" tornerà mai su queste pagine?
Lo scopriremo solo vivendo, come si dice in questi casi, ma quello che mi aspetto è un drastico calo delle visite a partire dai prossimi giorni...
Vorrà dire che rimedierò con qualche altra email di spam!!! :)
Un abbraccio a tutti.

P.

lunedì 11 maggio 2009

Odio i Lunedì

Belin, ma quanto era avanti Vasco quando scriveva "Lunedì"?

Anni luce, davvero! Ecco perché ancora oggi riempie li stadi... Perché è sempre stato avanti, e ancora oggi, a distanza di anni, è sempre più avanti... Ma questa è un'altra storia.

Io invece, senza troppa poesia, né talento, da un po' di tempo odio con tutto me stesso il lunedì!

Lo odio perché ho troppe cose a cui pensare e a cui dedicarmi ma la necessità mi costringe a farne altre... Anche questo è un altro discorso! La spinta per scrivere questo post, oggi mi viene da questa email ricevuta e catalogata come spam su Yahoo!... (P.S.: ma anche a voi capita di andare sempre a vedere che cosa il vostro provider ha catalogato come spam? Io si, sempre... Con l'idea, sempre di andare a verificare che qualche email vitale non sia stata catalogata, erroneamente, come spazzatura... Bah!).

Comunque, la email in questione è questa:

"Cari amici,
I nostri sondaggi hanno mostrato che 174 delle persone della Sua eta non sono contente delle proprie paghe mensili e desiderano aumentarle. Percio noi vorremmo offrirLe la possibilita di un lavoro a tempo parziale.

Per avere 162-466 euro alla settimana Lei dovra spendere 2-4 ore la settimana. Le occorrera un telefono di contatto preferibilmente cellulare, un computer ed una email. Se Lei legge queste righe, significa che Lei ha gia tutto per cominciare a lavorare.
Il reclutamento avverra fino a fine mese, per ora ci sono rimasti 74 posti vacanti nalla sua citta.
Questo e piu facilmente, richiede attenzione e precisione. Noi le offriremo la formazione e tutto il necessario per la collaborazione.
Da parte Sua non sono richiesti investimenti. Noi saremo felici di fornirle personalmente informazioni aggiuntive. Noi non utilizziamo programmi di risposta automatizzati ed ogni lettera la leggiamo e rispondiamo a stesso.Per accelerare la risposta, per favore scriva al nostro indirizzo email: Corine@aurora-conslat.com. Abbia l`accortezza di scrivere i seguenti Suoi dati: 1. Nome 2. Eta 3. Nazione Devo avvisarLa che la risposta potra seguire dopo qualche giorno per l`intasamento dei nostri server di posta, ma stia sicuro che la Sua lettera sara letta e otterra risposta.
Con impazienza aspetto la Sua risposta
Manager personale."

Ora io mi chiedo: ma come è possibile che ancora ci sia qualcuno che invia queste email???

Ma porca di quella Eva (mi perdonino le Eve del mondo) ma c'è davvero qualcuno che abbocca? Io vorrei davvero sapere che ritorno ha chi invia queste email! Ma c'è anche solo una risposta? Oppure è gente che non ha davvero niente da fare e si compiace di suscitare reazioni come la mia?

Davvero non mi capacito. In ogni caso, o voi che avete tempo da perdere, già che lo perdete, volete fare le cose per benino? Insomma!!!

"I nostri sondaggi hanno mostrato che 174 delle persone della Sua eta non sono contente delle proprie paghe mensili e desiderano aumentarle." Ma che sondaggio è? 174 persone su tutta la popolazione mondiale? Su che campione? Maledetti voi e a quando durante le lezioni di matematica pensavate ai fatti vostri!

"Percio noi vorremmo offrirLe la possibilita di un lavoro a tempo parziale." A tempo parziale... Mmmm interessante.

"Per avere 162-466 euro alla settimana Lei dovra spendere 2-4 ore la settimana. Le occorrera un telefono di contatto preferibilmente cellulare, un computer ed una email. Se Lei legge queste righe, significa che Lei ha gia tutto per cominciare a lavorare." Vi ringrazio per le maiuscole! Per la precisione: leggere la vostra maledetta email significa che ho PC e indirizzo email, sul tema disponibilità cellulare non ne sappiamo, al momento, nulla!

"Il reclutamento avverra fino a fine mese, per ora ci sono rimasti 74 posti vacanti nalla sua citta." E partiamo tutti per la guerra?

"Questo e piu facilmente, richiede attenzione e precisione." Non troppo chiara... Tante volte la grammatica ha la sua importanza... Non è che i pensieri proseguivano anche durante le ore di lettere?

"Da parte Sua non sono richiesti investimenti. Noi saremo felici di fornirle personalmente informazioni aggiuntive. Noi non utilizziamo programmi di risposta automatizzati ed ogni lettera la leggiamo e rispondiamo a stesso.Per accelerare la risposta, per favore scriva al nostro indirizzo email: Corine@aurora-conslat.com. Abbia l`accortezza di scrivere i seguenti Suoi dati: 1. Nome 2. Eta 3. Nazione Devo avvisarLa che la risposta potra seguire dopo qualche giorno per l`intasamento dei nostri server di posta, ma stia sicuro che la Sua lettera sara letta e otterra risposta." Io spero davvero che tale Corine sia vera, viva e vegeta... Lo spero perché almeno le mie maledizioni colpiranno una persona vera!!! Ma poi, scusate, ci sono "74 posti vacanti" nella mia città per questo entusiasmante lavoro e mi chiedete la nazione? Ma poi, davvero, perché mi chiedete questi dati? Vi prego, qualcuno mi spieghi il perché!!!

"Con impazienza aspetto la Sua risposta" Grazie ancora della maiuscola!!!

Buon lunedì a tutti, e che il cagotto colpisca Corine!

lunedì 4 maggio 2009

Influenza suina

Dopo quasi un mese di silenzio rieccomi qui a "sparar cazzate" come cantava il grande Guccio.
Sono passati gli entusiasmi gastronomici, questo meraviglioso Blog è tornato a contare poche visite al giorno di pochi affezionati che sentitamente ringrazio...

Poco fa ascoltando il telegiornale la mia attenzione è stata attirata da questa affermazione:
"migliaia di casi di influenza suina in tutto il mondo e ventitre morti".
Inoltre sono continui i servizi che parlano di persone che hanno contratto l'influenza e ne sono guariti.

Faccio ora una domanda, e spero che qualcuno degli affezionati di cui sopra mi sappia rispondere: qualcuno di voi sa quanti sono i morti nel mondo per influenza e su quanti casi?

Non è che per caso stiamo parlando di un ceppo di influenza come può essere "l'asiatica" o qualcosa di simile?

Io non sono un medico per cui perdonate eventuali castronerie, ma almeno sul mio Blog posso scrivere quello che voglio, no? Resta inteso che Voi potete allo stesso modo replicare come meglio credete.

Con affetto, Paolino.

martedì 7 aprile 2009

Impopolare

Lo so, non è questo il momento per dire ciò che sto per dire... Perché il pathos è altissimo, la tragedia è fresca e quindi quello che sto per scrivere potrebbe o essere frainteso o comunque venir criticato. Però questo mi viene di scrivere, e cercherò di esprimere una mia opinione in maniera sincera e rispettosa.

Mi riferisco al terremoto che ieri notte ha colpito l'Abruzzo.

E' stata una tragedia, come tutte le catastrofi di questo tipo, e non posso che essere in pena per le persone che in questo momento stanno soffrendo. Come non posso non essere in pena per tutte le persone che soffrono nel mondo. Non è retorica è la verità. Con la giusta (per me e per sopravvivere) superficialità ogni volta che leggo, vedo o sento di persone che soffrono nel mondo mi rattristo. Poi passa (ecco la superficialità) e torno a vivere la mia vita privilegiata e lontana (questa volta schivata) dall'ennesima tragedia.

Ma ad ogni tragedia corrisponde un trambusto mediatico ed è questo ciò che mi infastidisce!

Ieri vedevo i telegiornali che parlavano della tragedia, e ancora una volta quello che a me arriva è una maledetta voglia di sbirciare, di vedere, di rubare emozioni... Sapete cosa penso? Avete presente quelle trasmissioni tipo Real TV? Quelle dove un incidente mortale viene definito "spettacolare"? Ci capito zappettando ma non mi ci soffermo mai, le trovo indegne! Però gente che le guarda deve essercene... Così come c'è un parte di spettatori della formula uno che quando capita l'incidentone fanno "Uuuuuuhhhh" e dicono "Poverino..." però son li a guardarlo... Non so spiegarlo ma credo sia un qualcosa di inevitabile. Non so cosa si provi, ma è forse come esorcizzare la paura!
Chi mi sa spiegare che senso ha che un telegiornale faccia vedere e sentire pianti e lamenti delle persone coinvolte dalla disgrazia? Che senso ha provare ad intervistare (e mandare in onda) una persona che risponde "Sotto c'è mia figlia! Lasciamo stare!"?
Chi mi spiega che senso ha tutto questo? Il valore di questa informazione? Davvero, per favore, qualcuno me lo sa spiegare?
Io lo so che c'è una tragedia in corso... Ma è necessario far "parlare" quelle persone?
Non sarebbe invece necessario spiegare cosa è successo? Dare si, i numeri dei morti, dei feriti, degli sfollati, ma intervistarli, che senso ha? Un servizio con tanta gente che piange e strilla, che senso ha?
Questo si applica a qualsiasi tragedia mondiale. Della guerra a Gaza ultimamente non ne sento parlare più tanto, forse è finita, chissà? ma quando se ne parla, si "intervistano" donne che strillano e piangono. Hanno diritto a piangere e soffrire, ci mancherebbe!!! Ma a livello di informazione, che senso ha?
Chi mi spiega il perché di quelle bombe?
A questa informazione si aggiunge adesso la rete, il Web!!!
Io non capisco! Ognuno che scrive, pubblica, sponsorizza...
Ieri si è scatenata la corsa all'aiuto via internet!
Che dire? Da un lato non mi sento di dire che è tutto inutile, ma dall'altro mi fa impazzire questa voglia di partecipare agli aiuti!!! L'ho già scritto in passato e, scusate, lo ripeto: a me sembra un po' troppo facile scagionarsi dal male che esiste al mondo con una buona azione ogni tanto!
Che poi, diciamocelo, che buona azione è pubblicare su FB il numero di telefono della protezione civile abruzzese?
Oppure un IBAN? O un numero di telefono a cui mandare SMS?
Molti di coloro che hanno pubblicato queste informazioni avranno anche partecipato attivamente inviando SMS o versando delle cifre, non ho dubbi. Ma sono sicuro che ci sarà qualcuno che ha pubblicato l'IBAN e non ha versato nulla... Legittimo, ci mancherebbe, ma capite che stona?
E poi, lo sapete vero che ogni giorno ci sarebbe materiale per riempire la rete di numeri SMS o di conti correnti?
Ma qui torniamo all'inizio e alla nostra natura: le cose lontane ci toccano meno, sono quelle vicine che ci toccano di più! Che poi, ormai lontano e vicino non esistono più: le immagini di persone che piangono disperate sono le stesse sia che riprendano le vittime del terremoto in Abruzzo, sia che riprendano le vittime dei bombardamenti a Gaza...
E c'è qualcuno che ancora mi spiega come mai Gaza è ancora così distante da noi?
P.

lunedì 30 marzo 2009

Figure retoriche

Se c'è una cosa che Carletto Dado Molina, mio prof di Lettere ai tempi del Liceo, mi ha lasciato, oltre all'odio per i dadi (ma questa è un'altra storia) è una certa attrazione per le figure retoriche.
Mi ricordo che il buon Moletta ci faceva imparare a memoria le definizioni e alcuni esempi di figure retoriche...
Il metodo è, almeno per quanto mi riguarda, decisamente inappropriato ed infatti non mi ricordo un solo esempio ed una sola definizione. Per sapere che "sono soli nel sole" è un'alliterazione son dovuto ricorrere al prezioso aiuto del Mikkio (già all'epoca del Liceo dotato di spiccate doti mnemoniche e di comprensione!).
Un'altra figura retorica per me molto affascinante è l'onomatopea.
L'onomatopea è "una figura retorica che riproduce, attraverso i suoni linguistici di una determinata lingua, il rumore o il suono associato a un oggetto o a un soggetto cui si vuole fare riferimento" (liberamente tratto da wikipedia).

Sapete cosa? Mia figlia è una poetessa.
Fa un vasto utilizzo di questa figura retorica con ottimi risultati.
Quando ha sete non chiede l'acqua, ma dice "Papà: ahhhh!" (tipico verso che si fa dopo aver bevuto con immensa goduria un bicchiere di acqua).
Quando parla della macchina la definisce "Mooom, mooom" (ricordando il rumore del motore).
Vuole essere presa in braccio? Beh, facile: "Mamma. Ouff ouff" (perché si fa fatica a prenderla in braccio!).
Le scale sono "Op, op" (questo probabilmente perché le si tiene il ritmo quando sale o scende...).

Insomma, siamo in lista per il prossimo Nobel della letteratura.

Ciao!

domenica 29 marzo 2009

Turamisù cotto


E' un po' di tempo che ho la "voglia" di Crem Caramel.
Pensando a questo dolce, ed essendo un patito del tiramisù, mi è venuta l'idea di unire le due preparazioni e creare il Tiramisù Cotto.
Il dolce che vedete in foto ha come base un biscotto savoiardo, sopra una crema al mascarpone cotta con caramello al caffé. Per finire cioccolato fondente al 55% grattugiato.
Per il mio gusto decisamente buono!
Ciao.

martedì 24 marzo 2009

Complimenti

Ma la gente che fa i complimenti (quelli, per intenderci, del tipo: "No, grazie basta così...", "No, no, grazie no..." e via così), si rende conto di quanto disturba più a farli che a non farli?

Io sono convinto di si, e che sia una loro missione...

Facciamo qualche esempio (ovviamente di pura fantasia):

metti il caso di dover portare o andare a prendere qualcosa al quarto piano senza ascensore, di una persona di una certa età (chessò, la suocera). Suoni: "Chi è?", "Sono io", e metti che lei: "Scendo giù io!"...
A questo punto scatta il complimento (Scendo giù io) e scatta, soprattutto, il menaggio per te.
Mi spiego: se tu in quel momento pensi ai fatti tuoi, può anche succedere che tu non sia pronto e quindi non ribatti prontamente o (peggio) rispondi con uno spensierato "Va bene, ti aspetto". Poi ci pensi, e ti rendi conto di aver fatto un errore, provi a rimediare... Risuoni al citofono ma ovviamente nessuno risponde più; provi a sfondare il portone, ma resiste... Click. Il portone che si apre ed eccola con il qualcosa!!! Adesso lei si deve fare quattro piani di scale, e tu ti senti una merda...
Può succedere invece che tu sia pronto, e ribatti subito e prontamente "No, vengo su io!", "Va bene" risponde lei, e ti apre. Ma tu li conosci i tuoi polli e allora cominci a fare le scale a due a due, e poi inizi a correre... Ma niente. La incontri al terzo piano con il sorriso sulle labbra. Tu ti sei fatto tre piani di corsa e hai il fiatone, e lei comunque se ne deve fare uno in salita...
Ok, ma stavolta non ti senti tu una merda!!!
Ce ne sono altri di esempi, ma direi che il concetto è chiaro no?
Il suggerimento è: voi che i complimenti li fate credendoci, e davvero non volete dar fastidio, lo volete un consiglio? Beh, non fate complimenti, e vedrete che tutti vivremo di tranquilli e senza fastidi.

Baci.

venerdì 20 marzo 2009

Margarita Finale (prima e dopo)

Prima della cura:

http://paolopak.blogspot.com/2008/09/margarita-finale.html



Dopo i Cinque giorni dal Cuoco Nero:




Preparazione:
Il dolce è composto da tre parti:
1. Pan di spagna imbevuto di sciroppo al Margarita
2. Bavarese al Lime3. Croccante di zucchero e sale rosa
Pan di spagna.
Ingredienti:
4 tuorli;
4 albumi;
110 gr di Farina;
120 gr di zucchero;
La scorza di mezzo lime in polvere
Montare i tuorli con metà dello zucchero fino a ottenere un composto chiaro, gonfio e spumoso. Incorporare la farina setacciata e la polvere di lime (per la polvere, pelare mezzo lime e sbollentare per 3 volte le scorze; far asciugare e ridurre in polvere con il coltello).
Montare gli albumi con il restante zucchero e aggiungere al composto. Stendere su una placca foderata di carta forno e infornare a 180° per 10 minuti (o finché la superficie non è colorata). Sfornare e far raffreddare. Tagliare con il coppa pasta dei dischi grandi come la base della bavarese.

Sciroppo al margarita.
Ingredienti:
100 gr di acqua
50 gr di zucchero
30 gr di cointreau
60 gr di tequila

Far sciogliere l’acqua e lo zucchero; aggiungere il succo di mezzo lime e far sciroppare. Togliere dal fuoco e aggiungere il cointreau e la tequila.Far raffreddare leggermente lo sciroppo e intingervi dentro i dischi di pan di spagna.
Bavarese al lime.
Ingredienti:
250 gr di latte;
125 gr di panna;
100 gr di zucchero;
3 tuorli;
6 gr di colla di pesce;
la scorza di un lime;
succo di mezzo lime.
Portare a ebollizione il latte con metà dello zucchero e le scorze del lime.
Rompere i tuorli e mescolarli con la restante metà dello zucchero, aggiungere il succo di lime, filtrare il latte e versarlo sui tuorli. Rimettere sul fuoco e far cuocere fino a 82°.Togliere dal fuoco e aggiungervi la colla di pesce idratata in acqua fredda e ben strizzata. Mescolare per far sciogliere e far raffreddare.Montare la panna e incorporare alla crema liquida.Mettere negli stampini e tenere in freezer per qualche ora. Togliere dal frezer quando solidi, montare il dolce e lasciar scongelare prima di servire

Croccante di zucchero e sale.
Ingredienti:
zucchero di canna q.b.;
sale q.b..
Scaldare il forno a 200°. Versare su un foglio di silpat lo zucchero in forma circolare. Stenderlo perché formi una superficie abbastanza sottile. Versarvi sopra il sale e mettere in forno finché non si scioglie e caramella. Caramella in pochi minuti e bisogna fare attenzione a che non bruci perché assumerebbe un sapore di bruciato e non di salato che è invece l'effetto voluto.
Togliere dal forno e far raffreddare.
Composizione del dolce.
Posare alla base il disco di pan di spagna imbevuto nello sciroppo al margarita.Posarvi sopra la bavarese e per ultimo il croccante di zucchero e sale.
Mangiare assaporando i tre elementi insieme.

mercoledì 18 marzo 2009

Una verità (quarta e ultima puntata)

Mi trovo in un corridoio piuttosto largo e molto lungo. Le pareti sono fregiate da buchi regolari e disposti in maniera ordinata, molto stretti ma piuttosto profondi. Per l’idea che ho io di catacombe questo è ciò che mi sembra. Non c’è tanta luce, visto che l’unica fonte luminosa è l’apertura nel muro alle mie spalle attraverso la quale sono appena passato.
Proseguo in questa direzione e comincio a percorrere il corridoio. So che tra non molto sarò raggiunto dalla Cosa che mi ha sparato addosso già due volte e comincio a correre.
I buchi alle pareti sono vuoti, almeno quelli che ho superato fino a questo momento, e il corridoio sta ormai per finire.
Tra i tanti loculi che affianco, uno attira la mia attenzione più degli altri perché è praticamente una finestra. Mi affaccio per guardare e lo spettacolo a cui assisto è qualcosa di terrificante.
Il mio sguardo si perde in una stanza non molto grande, illuminata a mala pena da una specie di schermo verde che occupa l’intera parete che si trova sulla destra del mio campo visivo. La luce pulsa e l’effetto che offre è quello di un cuore vivo che pompa sangue.
Legati al soffitto, come quarti di bue in una cella frigorifera, vedo corpi umani, assolutamente privi di peluria, con il petto squarciato da un taglio verticale. Sono appesi per le gambe e hanno tutti un solo braccio penzolante. A ognuno di loro è stato amputato il braccio destro. La mia attenzione ora viene catturata dal cadavere di una donna al quale sono state mozzate entrambe le braccia e che presenta due profonde e nette incisioni alla base dei seni.
Questa volta non riesco a trattenere i conati di vomito che mi assalgono e decido di interrompere la visione di questo atroce spettacolo.
Mi allontano dalla finestra e riprendo la mia fuga verso il fondo del corridoio. Quando ormai mancano poco più di cinque metri al termine del vicolo cieco lungo il quale sto correndo, scorgo un buco nel pavimento al termine della galleria. Continuo a correre verso quello che penso sia la mia salvezza e non appena posso guardarvi dentro scopro che sotto di me, a una decina di metri, c’è la spiaggia dove alle dieci in punto di non so quale giorno prima (o addirittura di quello stesso giorno!), stavo passeggiando leggermente alticcio.
Il salto è molto alto e mi viene in mente della volta in cui salii in cima ad un trampolino da dieci metri in piscina e supplicai il bagnino perché mi facesse tornare indietro utilizzando la scaletta.
Per la prima volta i miei ospiti dicono qualcosa. Nel preciso istante in cui la Cosa che mi sta seguendo entra nel corridoio in cui mi trovo, emette un verso molto simile ad un ringhio che mi fa sobbalzare. A spaventarmi è anche la sorpresa dell’essere stato raggiunto, il fatto che nel momento stesso in cui ho trovato la via d’uscita da quell’incubo sono anche ad un passo dall’essere ucciso.
La Cosa che ho di fronte, a una quindicina di metri da me, non ha assolutamente una composizione stabile. Sembra un ombra con le sembianze di un fantoccio goffamente umano: ne distinguo chiaramente le gambe, il busto e la testa. In mezzo a quella che a mio parere è la faccia, come fossero due occhi, vedo due cerchi schiacciati luminosi: sono verdi e pulsano come la parete del macello.
La sagoma è completata dal braccio sinistro anch’esso d’ombra, mentre il destro, quello che impugna l’arma che per due volte mi ha mirato, è quello di un uomo. Non ho dubbi, l’ombra che mi vuole uccidere ha un braccio umano attaccato alla sua spalla incorporea.
Non ho tempo per pensare a niente, la Cosa mi sta per sparare e se non salto giù immediatamente per me è la fine. Mi tuffo come se davvero sotto avessi una piscina; appena tocco la sabbia con i piedi cerco di attutire la caduta ruotando su un fianco e incredibilmente (per me almeno!) riesco a non farmi male.
Guardo verso il cielo e vedo nient’altro che stelle, l’astronave non è visibile eppure sono certo che sia sopra di me! Comincio a scappare e sento in lontananza una chitarra e Sara che canta. Probabilmente sono stato rapito per qualche ora solamente, e a dire il vero non me lo chiedo neanche, perché la mia testa sta continuando a ripetere la stessa frase ossessivamente: “Gli serviamo noi per diventare reali!”.

Ieri sera sono uscito dopo cena per fare due passi: avevo mangiato troppo e poi con Lisa c’era di nuovo aria di tempesta. Insomma avevo bisogno di starmene un po’ in pace a pensare ai fatti miei.
Come spesso accade in questi casi le mie gambe hanno preso a marciare da sole e senza rendermene conto mi sono trovato così lontano da casa da stentare a riconoscere dove mi trovassi.
Poi quel vicolo poco illuminato e stretto è tornato ad essermi famigliare; quando andavo a scuola ci passavo così spesso…
Mi è sembrato strano aver ripercorso così meccanicamente quella strada, dal momento che l’ultima volta che vi ero transitato era stato almeno dieci anni fa.
Ho ripreso a camminare e ad un tratto in fondo al vicolo ho scorto due persone. Sembrava stessero parlando perché, seppure molto lentamente (quasi seguissero una melodia), gesticolavano. Mi sono trovato come ipnotizzato a guardarli. Continuavano quella specie di dialogo ma dalle loro labbra non usciva il minimo suono.
Uno dei due, quello sulla destra, indossava una camicia blu scuro e non ho potuto non notare che gli mancava un braccio. Non mi posso essere sbagliato, perché la danza che stavano facendo era soprattutto un movimento di braccia e quella manica vuota distesa lungo il busto stonava terribilmente.
Improvvisamente, come se si fossero accorti di me, hanno interrotto ogni movimento e i loro occhi si sono illuminati di verde. Hanno cominciato a pulsare e in quel momento è stato come se il mondo mi fosse crollato addosso. Sono scappato, ma per pochi istanti (eterni in quel momento!) il vicolo si è colorato di verde e pulsava, pulsava, pulsava…

Stasera non sono uscito con gli amici, sono stato in casa a pensare (ricordare) a quella maledetta sera di sette anni fa. Mi sono messo a scrivere ma non ho mai smesso di piangere…

Una verità (terza puntata)

Sono seduto su qualcosa di trasparente ma attraverso di esso non vedo niente. È come se stessi guardando attraverso un vetro che da nel nulla. La stanza in cui mi trovo non ha dimensioni: tutto è pervaso da una forte luce che però non mi da fastidio agli occhi.
Intorno a me c’è il bianco. Ecco, questo è quello che provo: è come se fossi immerso in un’enorme ‘vasca’ di bianco, un bianco senza consistenza fisica che si lascia vedere.
Solo il pavimento non sembra intonarsi con il resto ‘dell’arredamento’, perché è stranamente solido. È molto lucido e luminoso, ma è anche ben definito. Si vede dove inizia, insomma! Quest’aspetto mi da un po’ di sollievo. “Almeno vedere dove metto i piedi” penso.
Giro su me stesso in modo da poter piegare le gambe e mettere i piedi per terra continuando a stare seduto (non me la sento ancora di provare ad alzarmi in piedi), e intorno a me continua ad esserci questo spazio senza dimensione.
Mi guardo (mi stupisco di non averlo fatto subito, di non essermi controllato immediatamente) e con enorme stupore mi scopro completamente nudo e totalmente depilato. Con le mani mi tocco la testa e mi fa impressione sentire soltanto la cute a contatto con le dita. Come se fossi cieco e mi stessi studiando al tatto, le dita scendono sul viso e mi accorgo di non avere più nemmeno le sopracciglia. Mi accarezzo le guance e la mia pelle è liscia come non mai.
Il mio corpo completamente glabro mi risulta buffo, e nonostante la situazione sia quella che è, mi scopro a sorridere.
È il momento di alzarsi. L’idea di stare sprecando tempo prezioso mi fa scattare come una molla e finalmente sono in piedi. Il suolo è freddo e cerco di posare per terra solo una parte della pianta dei piedi per camminare e mi avvio seguendo una direzione a caso.
Intorno a me c’è sempre questo ambiente privo di consistenza e luminoso che ora mi ricorda la nebbia. La sensazione che provo è insopportabile, anche per via dei dubbi che cominciano ad assalirmi. E se loro vedessero attraverso? Se questa fosse la loro aria e ci vedessero benissimo? Non me ne sono nemmeno accorto e già sto correndo. Corro alla cieca, non so verso cosa ma comunque non trovo ostacoli davanti a me.
Ad un tratto, come se davvero uscisse da un banco di nebbia, mi appare davanti, a poco meno di due metri (“Visibilità 2 mt.”, penso), un altro letto trasparente con sopra un cadavere umano.
Sono praticamente sicuro che si tratti del mio amico conosciuto poco tempo prima, ma non ho nemmeno il tempo di provare compassione perché un senso di nausea mi investe a tutta velocità.
Il petto dell’uomo è completamente aperto, un braccio è stato amputato e tra le viscere distinguo con ripugnante chiarezza il fegato, lo stomaco e i polmoni. Di anatomia non ne so assolutamente nulla, ma una vaga idea di dove si trovi il cuore me la sono fatta in tanti anni; ebbene, è incredibile ma il cuore non c’è! È stato strappato da petto di quel poveretto e portato chissà dove, insieme al suo braccio destro e probabilmente anche ad altro, visto che il sangue che ricopre il cadavere è talmente tanto che non è da escludere che qualche particolare anatomico sfugga alla mia attenzione.
Il modo in cui tutto ciò mi è apparso alla vista mi convince ancora di più che la nebbia che mi circonda altro non è che aria per i miei ospiti e la possibilità di essere in ‘bella’ compagnia è molto poco remota.
Oltrepasso la tomba che ho davanti e proseguo per la mia direzione (perché cambiare?) ma smetto di correre, dal momento che ora bisogna che cominci a razionalizzare la fuga.
Da dietro le mie spalle sento un rumore che non ho mai sentito in vita mia, è molto metallico e immediatamente dopo una saetta di luce mi sfiora un orecchio. Mi hanno sparato, è indubbio, e il colpo per poco non centrava il bersaglio! La luce che mi ha appena accarezzato penetra prima nella nebbia e poi termina la sua corsa contro qualcosa di solido, e l’esplosione che si crea emerge dal bianco che mi circonda e per un attimo riesco a vedere i confini del luogo in cui sono. “Il muro! Quello è un muro!” penso con gioia e senza riflettere che chi mi ha appena sparato sta per rifarlo, mi metto a correre verso il muro.
Nel momento in cui vedo di fronte a me la parete, perché la nebbia l’ha liberata, non faccio più in tempo a frenare e così mi getto di spalla contro l’ostacolo, in modo da attutire l’impatto. Il materiale di cui è fatto il muro è lo stesso che ho sotto i piedi, e mentre rifletto su questo particolare senza importanza un altro proiettile di luce mi sfiora il corpo. Finisce la sua corsa a pochi centimetri dal mio braccio sinistro e l’esplosione genera un calore che mi ustiona la pelle.
Tutto ciò ha su di me come l’effetto di una frustata e comincio quindi a correre verso sinistra, come se il proiettile mi avesse indicato la strada. Mi aspetto da un momento all’altro di essere colpito mortalmente da uno di quei lampi di luce che partono da non so dove e invece (perché quella volta fui veramente fortunato) mi trovo di fronte un’uscita nel muro che sto costeggiando.
Vi passo attraverso e come se fossi finito in un altro scenario del set di un film di fantascienza, il paesaggio cambia totalmente: quella luce uniforme che mi impediva di vedere oltre a un palmo dal mio naso è scomparsa, e tutto ciò che mi circonda ora è perfettamente chiaro e definito.

Una verità (seconda puntata)

Respiro bene. Non so per quale motivo ma il primo pensiero che ho è quello di vedere se riesco a respirare, se sono circondato o no da ossigeno! Intorno a me c’è buio pesto. Non riesco a distinguere nessuna forma e mi accorgo con sorpresa che non odo alcun suono e non percepisco alcun odore strano, se non questo aspro odore di... di silicone. Sì è proprio silicone!
Ecco che la testa mi comincia a girare, le gambe, finora tremolanti diventano di colpo totalmente insicure e non mi riesco a tenere in piedi; cado di schianto per terra privo di conoscenza.
Quando ritorno in me sono sdraiato su qualcosa di terribilmente morbido e appiccicoso, una specie di materasso fatto di gelatina, e mi accorgo di esservi sprofondato per alcuni centimetri e di non potermi muovere in nessun modo. L’unica definizione che posso dare della situazione in cui mi trovo è quella di essere incollato su un qualcosa di morbido e cedevole.
C’è luce intorno a me in questo momento e con gli occhi cerco di coprire più campo visivo possibile, ma dal momento che non posso girare la testa l’unica cosa che vedo è ciò che si trova sopra di me. Non si può dire che vedo un soffitto, perché manca di consistenza, mi sembra quasi di avere sopra la testa (non saprei dire a che distanza) un enorme muro d’acqua o di qualcosa di poco più denso, in continuo movimento e senza una forma stabile. Non ho i capelli negli occhi e questo mi stupisce dal momento che da quando ho deciso di farmeli crescere non mi è mai successo di non trovarmeli davanti agli occhi ogni mattina al risveglio. Muovo le sopracciglia, soffio con la bocca sporgendo il labbro inferiore per vedere se qualcosa si muove, ma niente. Mi sento nudo. Non ho freddo; è soltanto che questa sensazione di appiccicoso comincia ad infastidirmi, ma non riesco a controllare se ho ancora indosso i miei vestiti o meno.
All’improvviso, come un lampo, un urlo che definire straziante non basta, invade la stanza in cui mi trovo: è senza dubbio il grido di una persona anche se di umano ha ben poco ed io ora ho paura, una paura fottuta!
“AIUTO, CHE SUCCEDE?”.
C’è qualcun altro con me. In quella che mi sembra una stanza non sono solo…
“Hei, chi c’è?” chiedo con voce tremante.
“Chi sei? Che succede? Aiuto non mi riesco a muovere!”
Cazzo, il mio compagno di avventura (disavventura è forse meglio) è anche più confuso e spaventato di me. Brutta storia questa!
Ogni tanto percepisco di fianco a me una presenza, mi sembra di avere qualcuno vicino, e il fatto di non poter controllare cosa stia succedendo intorno a me mi impaurisce terribilmente. Faccio forza con i muscoli del collo nel tentativo di alzare la testa e mi rendo conto che lentamente la sostanza che mi sta trattenendo sdraiato in quella posizione sta mollando la presa; a dire la verità mi accorgo solo adesso di non riuscire a muovere nemmeno le dita, di essere... paralizzato! Sì, ecco cosa mi sta succedendo, sono paralizzato su un letto gelatinoso.
Alcuni muscoli del mio corpo cominciano a rispondere ai comandi del mio cervello, mi chiedo se quello che sta succedendo sia stato previsto da chi mi ha rapito o se viceversa il mio sia un comportamento anomalo. La cosa più intelligente che mi viene in mente di fare è quella di nascondere il progressivo miglioramento della mia situazione fino al momento in cui non sarò completamente rinvigorito. D’altra parte se questo è il decorso previsto non ho certamente modo di agire di sorpresa, la speranza è che nessuno sospetti che mi stia riprendendo.
Resto immobile sempre nella stessa posizione cercando di interrogare il mio corpo; mi sembra di percepire un formicolio che attraversa le mie gambe. Lo battezzo come ‘un buon segno’!
Cerco di decifrare lo stato fisico in cui mi trovo e mi dimentico quasi totalmente del pericolo che sto correndo, della situazione misteriosa in cui mi trovo finché il mio compagno, suo malgrado, non mi riporta alla realtà.
“Cosa volete? Chi siete? No, no lasciatemi. No, no N...!” l’urlo è stato bruscamente interrotto, è come se qualcosa avesse tappato la bocca del mio sventurato ‘amico’, e m’immagino la cosa semplice da fare pensandolo ancora paralizzato. È in questo momento che la paura rischia di prendere il sopravvento su di me e la tentazione di girarmi (almeno di provarci!) per vedere cosa stia succedendo è così forte che è un miracolo che io non ceda.
A ripensarci mi rendo conto che è stato questo il momento chiave di tutto, il fatto che io abbia resistito alla tentazione di controllare quello che stava succedendo è stato senza dubbio la mia salvezza.
Qualunque Essere mi abbia sequestrato deve essere molto diverso da come me lo possa immaginare, infatti il loro continuo vai e vieni non è mai stato accompagnato da alcun rumore di passi o altro, ogni volta che sono apparsi nella stanza in cui mi trovo, solamente le urla di spavento del mio compagno me li hanno annunciati. Ora posso immaginare di essere rimasto da solo per il fatto che intorno a me regna sovrano il silenzio. Bisognerebbe chiamarlo Silenzio con la ‘esse’ maiuscola tanto è totale e profondo!
Penso in un istante a tutto e a niente nello stesso momento. Mi rendo conto che potrebbe essere l’ultima volta in cui mi trovo in questa situazione di non sorvegliato, ma non sono così ingenuo da non porre almeno un minimo dubbio sulla veridicità della mia ipotesi di solitudine. È una logica conseguenza dedurre che se qualcuno (o qualcosa!) è rimasto a tenermi d’occhio, non farei una bella fine se mi scoprisse a provare ad alzarmi, e questo mi spaventa ancora di più.
Come fare per accertarmi se sono o no da solo?
Mi accorgo di non avere alcuna geniale idea per la testa e che non è nemmeno il caso di stare a scervellarmi più di tanto.
Tutto è un azzardo. Qualunque cosa faccia o va bene, o va male. Non ci sono vie di mezzo: o è vita o è morte, di questo sono certo.
Decido di provare ad alzarmi e la prima cosa che faccio è tentare di sollevare le gambe. I muscoli addominali si tendono e in un primo tempo lo sforzo che impiego rimano vano. Nel tentativo mancato, le braccia mi si sono piegate, come a far leva, e il fatto che questo ampio movimento non susciti reazioni mi convince che sono da solo.Sollevo la testa e mi sorprendo nel riuscirci. Con relativa facilità mi metto a sedere e quello che vedo intorno a me è qualcosa di inimmaginabile.

Una verità

Un racconto a puntate

Bene, eccoci finalmente arrivati al nocciolo, al motore che muove tutto, al perché scrivo. A ripensarci ora mi rendo conto che è l’unico motivo per cui ho iniziato a raccontare storie, questo genere di storie! Non ci avevo mai riflettuto e non fosse stato per ieri sera forse non lo avrei mai realizzato, avrei continuato a credere a quella storia dell’ispirazione, del dono naturale e altre falsità del genere (almeno per quello che mi riguarda!). Oggi purtroppo la penso diversamente e purtroppo mi spiego tante cose…
Quello che sto per scrivere è quasi terapeutico, credo che ormai tutto questo non possa più stare dentro di me, soprattutto adesso che ricordo tutto. Devo scriverlo e forse rileggendolo, un giorno, riuscirò a non piangere e a non rimanere impietrito dal terrore, perché adesso, mentre sto scrivendo, è questo quello che sto provando!
Prima mi siano concesse un paio di premesse, una agli amici ed una più generale: ai miei amici, a quelli che hanno letto quello che ho scritto finora e che mi hanno fatto i complimenti, chiedendomi anche da dove mi vengano certe idee e come faccia a pensarle dico: “Forse ora capirete…”. A tutti gli altri che ora stanno leggendo queste parole: “Giuro che adesso, mentre premo a gran ritmo i tasti della mia tastiera, l’idea è quella di non stampare mai e di non far mai leggere a nessuno questo ‘racconto’, se lo state leggendo è solo perché per qualche strano motivo ho cambiato quella che, ora come ora, è una ferrea convinzione”.

Va bene, ora quindi inizia la storia! Vado a raccontarvi quello che mi è successo in un Agosto di sette anni fa: il tutto comincia alle dieci di sera di un venerdì (non chiedetemi la data! Potrei andare a vederla su qualche vecchio calendario ma non me la sento; non tutto in una volta per piacere!).
Credo sia impossibile convincere qualcuno del fatto che fino a ieri sera niente di tutto questo era presente nella mia testa almeno a livello conscio, eppure è la pura e semplice verità. Se vogliamo addentrarci nel terreno, a me sconosciuto, della psicanalisi allora non credo sia impossibile dimostrare che molte delle cose che ho scritto hanno ragione di essere esclusivamente per quell’esperienza e a ripensare all’incredibile coincidenza di alcuni particolari che vissi in quelle ore e da me poi descritti in alcuni racconti, me ne convinco sempre di più…
Ci siamo! Ora è il momento di ritornare indietro di sette anni, di scoprirsi senza barba e con i capelli molto più lunghi, di sentirsi in perfetta forma fisica e di sorridere felici (ironia della sorte!) nel vedersi senza questa maledetta pancetta che non c’è verso di far sparire. Voi potete ancora decidere di non avventurarvi oltre; io lo avevo deciso (se di scelta volontaria si può parlare) e non fosse stato per l’incubo di ieri notte probabilmente per molti altri anni, se non per sempre, questa storia sarebbe rimasta nascosta nelle cavità della mia mente. Ormai tutto è di nuovo vivo dentro di me e non posso fare altro che scriverlo...

Siamo poco prima delle dieci di un venerdì di Agosto di sette anni fa, è una serata caldissima
Grazie, con il sole che c’è stato oggi!
e mi ritrovo a girare per la spiaggia in costume, allegro per via di quel vinello fresco fresco che ha portato Giovanni, cercando il coraggio per tuffarmi in acqua a riprendermi un po’.
E’ una serata terribilmente buia e a pensare che ieri sera c’era la luna piena e abbiamo fatto quella lunghissima passeggiata senza mai smettere di sorprenderci per quanta luce può fare la luna, mi invade una malinconia insopportabile. Si sente, nemmeno troppo in lontananza, la chitarra di Marco che accompagna la voce dolcissima di una ragazza che non credo di conoscere, ma che appena torno con gli altri,
dai, mi passa la nausea e si torna, ok?
sicuramente mi faccio presentare.
Passo a fianco di una coppietta che si sbaciucchia sdraiata sulla sabbia; avranno si e no diciotto anni, anzi lei mi sembra molto più giovane di lui, ma penso che siano solamente fatti loro e proseguo senza soffermarmi oltre: l’idea di passare per un guardone non è che mi affascini più di tanto.
Guardo l’ora, senza desiderare di sapere che ore siano, semplicemente perché è un’abitudine farlo e il mio orologio al quarzo fa scattare proprio sotto i miei occhi la scritta “22:00:00”. Sorrido compiaciuto. Non riesco a ricordare che mi sia mai capitata una coincidenza così straordinaria e mi sorprendo a riflettere che tutto sommato, se per un qualche motivo fossi un fanatico della cifra “10:15:27” ora non mi sarei stupito per niente, e che probabilmente ad ogni secondo della giornata corrisponde una persona che si affascina per la coincidenza di guardare l’orologio in quell’istante
certo che chi può essere così scemo da stupirsi per un’ora non piena? O le 21, o le 22, comunque ore precise, no?
Non faccio nemmeno in tempo ad accorgermi che ogni suono ora è sparito, che la chitarra non suona più, che quella splendida voce non canta più, che le onde non si infrangono più (!), quando una luce mi abbaglia all’improvviso e la terra si stacca dai miei piedi.
Mi sento letteralmente trasportare verso l’alto, verso una sorgente luminosa che mi acceca e mi impedisce di capire che cosa sia. Solo nell’istante in cui passo attraverso un foro largo non più di due metri il bagliore cessa; guardo in basso e la spiaggia
Sara! Era Sara a cantare, altro che!
è a circa otto, nove metri da me.
Vengo trasportato ancora per pochi decimetri quindi un rumore metallico mi dice che sotto i miei piedi ora c’è qualcosa: uno sportello si è appena chiuso ed ora non sono più sospeso in aria, sono appoggiato, con le gambe tremanti, sul pavimento di
astronave
un’astronave!

domenica 15 marzo 2009

Cinque giorni dal Cuoco Nero

Eccoci qui!
Di ritorno da una settimana speciale...
Di questi giorni ho tenuto un diario, che ho aggiornato ogni sera.
Credo sia il modo migliore per condividere con chi ne avrà voglia le emozioni vissute in questi cinque giorni.
E' poca roba, ma credo che rappresenti al meglio le emozioni provate...
Buona lettura e... Benvenuti al Cuoco Nero.

LUNEDI'
Conosco il Cuoco Nero che mi presenta la cucina.
Conosco Irene (pasticceria) che mi fa fare la torta di carote: "A fa pure a mi nonna" me dice!


La faccio, ma non cresce come dovrebbe (ho smontato troppo gli albumi), però è buona.
La giornata è stancante: io, uomo da ufficio, patisco a stare in piedi undici ore!
Maurizio mi sa che mi vede stanco (aggiungete che ero in piedi dalle quattro del mattino) e mi offre la cena.
Alessandro (primi) mi aveva incuriosito con il risotto alle spugnole e una crema di zucca con ravioli all'amaretto cotti al forno.


Ci casco e ordino entrambi i primi. Stupendi!!! Ma scoppio! Arriva il dolce e la piccola pasticceria.
Peccato mortale: dal cuoco Nero non mi godo i dolci. Finisco in affanno.
Vado a letto alle 11 e crollo come un bambino.

MARTEDI'
Faccio un po' il turista: colazione a Villa Borghese con bombe alla crema e cappuccio.
Arrivo in tardissima mattinata. Giornata tranquilla.
Gianni (pane e pasticceria) mi insegna a fare i grissini.
Fa figo per le cene con gli amici!
Conosco Giulia e associo un'altra persona reale ad un sito www!
Con Maurizio, Gaia e Irene si ragiona sul mio Margarita.
Il Cuoco Nero non è del tutto convinto.
Ragionano tre teste che di pasticceria ne capiscono davvero. Io ascolto rapito.
"Il croccante di zucchero e sale è una genialata!" mi dice Maurizio.
Vale il prezzo di un qualunque biglietto!
Qualche esperimento sul biscotto al lime e niente più.
Il Margarita comincia a prendere forma nella testa di Maurizio. Forse ci siamo! Domani si prova.
Faccio gli gnocchi con Alessandro!!!
Eligio (secondi) mi fa assaggiare il maialino... Uno spettacolo!!!
Anche la serata si conferma tranquilla.
Durante le "pulizie" si chiacchiera di tutto e di più.
Saggio sociologico di Eligio sullo spunto del rapimento di De André (che in sottofondo canta le canzoni di "Storia di un impiegato").
Andrea (antipasti) mi da un passaggio in macchina.
Grazie mille, visto che tra l'altro piove!
Mi metto a letto ma non riesco a prendere sonno.
Mi passano per la testa idee perversissime: "Con quella cucina a disposizione potrei fare di tutto!". Mi scopro maniaco gastronomico.
Mi piacerebbe fare assaggiare a tutti loro la "bagna fredda". A casa l'ho fatta con discreto successo. Con i mezzi che offre la cucina del Cuoco Nero verrebbe per forza bene: cupole di gelatina al peperone, crema di peperoni, crostini di patate e gelato all'acciuga.
Mi piacerebbe... Chissà!
E' l'una e mezza e ho acceso la luce per scrivere questo diario.
Ovviamente sarà il primo post del blog al mio rientro.
A domani.

MERCOLEDI'
Mi mancano le mie pricipesse.
Lo so, sono solo tre giorni ma mi mancano.
Oggi abbiamo (io e Irene) preparato l'innesto di caramello salato per il Margarita. Forse domani lo finalizziamo. Chissà?
Domani vado con Maurizio a Gambero Rosso ché lui registra Dolcemente.
Non vado in trasmissione con lui nel suo programma e mi sembra anche giusto!
Oggi giornata relativamente tranquilla ma sono sempre più coinvolto nella cucina.
Alessandro mi fa partecipare e mi da un sacco di dritte. Idem Irene.
Ma sono tutti incredibilmente gentili. Se mi avvicino a chiunque ricevo sempre spiegazioni e suggerimenti.
Sono stupefatto dalla competenza di ognuno di loro. Non che avessi dubbi, ma non credevo che di cucina si potesse parlare in questi termini e dettagli, e per così tanto tempo.
Non so quanto saprò riutilizzarlo (strumenti così me li sogno), ma sto imparando un sacco di cose.
Venerdì proverò a far loro il pesto.
Quasi dimenticavo: stamattina turista e gesto di clamorosa ribellione.
Ho camminato per due ore per arrivare a Città del Vaticano.
Sono entrato in P.zza S. Pietro passando i controlli della Polizia: "Coltellini?", "No, no" rispondo io.
Mi fanno passare. Entro.
Faccio qualche passo e... Sputo per terra!!!
Ohhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh!
'Notte.
A domani

GIOVEDI'
Oggi giornata televisiva.
Praticamente tutto il giorno alla Città del Gusto.
Lo Chef ha registrato cinque puntate di Dolcemente. Esperienza divertente. Ho scoperto qualche "trucco" televisivo...
Mi invitano a "Questo l'ho fatto io" ma sono un po' in crisi.
Un'altra giornata di ferie è un po' dura. Vedremo.
Mi ha fatto compagnia Giulia che domani mi accompagna a comprare attrezzi tecnici all'ingrosso. Grazie!!!
Domani è l'ultimo giorno.
Beh, sono contento perché torno dalle mie principesse però la Cucina del Cuoco Nero mi mancherà.
Ma i saluti a domani!

VENERDI'
00.05 (di sabato mattina). Sono in treno.
Mi sono letteralmente incastrato nella cuccetta del treno. Carrozza 11 letto (basso) 62.
Sopra non c'è nessuno, ma ho paura che salga qualcuno più avanti.
Sono partito e lascio un po' di cuore nella cucina del Cuoco Nero.
Ho abbracciato e baciato tutti, ma con sentimento vero.
Mi mancheranno!
Abbiamo finalmente fatto il Margarita.
Io sono soddisfatto, spero anche lo Chef.
Stamattina Giulia mi ha portato in giro e ho comprato un po' di cose tecniche. E' stata gentilissima (grazie ancora).
Ho comprato l'aceto di riso (belin, fino a Roma dovevo andare!) così finalmente mi faccio il sushi per bene!
Irene oggi mi ha fatto "lavorare" e non so davvero come ringraziarla.
Gaia si è "sciolta".
E' una ragazza speciale ed è stata davvero gentile. Una padrona di casa eccellente. E' molto presa da questo lavoro e la capisco perfettamente. Grande responsabilità... ma lei è assolutamente all'altezza!
Poi fianco a fianco di Maurizio a "costruire" il mio dolce.
Impagabile e indimenticabile.
Foto di rito!

Bilancio positivissimo, ma c'era da aspettarselo.
In serata mi ha chiamato il Mikkio che mi sembra davvero felice per me. Mi ha fatto piacere.
Domattina riabbraccio i miei tesori. Mi siete mancate.

Fin qui le emozioni a caldo.

Grazie di cuore, Maurizio, per questa settimana indimenticabile.

domenica 8 marzo 2009

Preparo la valigia

Eccomi qui, pronto per partire alla volta della capitale.
Destinazione: la cucina del ristornate Il Cuoco Nero.
Mamma mia che emozione.
Chissà quali sorprese mi riserverà questa settimana...
La cosa di per sé già fantastica sarà preparare il mio dolce con Maurizio.
Incredibile sarà, se sarà, vederlo aggiunto al suo menu (se non me ne regala uno, giuro che glielo rubo!!! Pardon, prendo in prestito...).
Ma questo è solo quello che mi riesco ad immaginare...
Il fatto è che di cosa voglia dire vivere nella cucina di un ristorante, io non ne ho la più pallida idea, e quindi sono sicuro che se mi immagino qualcosa, la realtà sarà assolutamente diversa ed inaspettata.
Quindi mi godo questa "ansia", questa curiosità e la prossima settimana!
Sono ancora incredulo sull'aver vinto il concorso, e la cosa che sempre più mi sbigottisce è aver vinto un concorso giudicato dal Cuoco Nero con un dolce che non prevede cioccolato!!!

Nella valigia ho messo un blocchetto di carta e una penna nuova, voglio appuntarmi ogni cosa!

Un abbraccio a tutti!

mercoledì 4 marzo 2009

Uno scherzo

Fu proprio nell’ultimo istante, quando ormai gli sarebbe stato impossibile tornare indietro, che capì che quello che stava per fare non era ciò che avrebbe voluto.
In quell’attimo, l’ultimo attimo, nella sua mente si affollarono un’infinità di pensieri e lui ne ebbe per un istante la consapevolezza.
Era come se avesse avuto davanti agli occhi uno schermo sul quale fossero stati proiettati contemporaneamente migliaia e migliaia di pellicole e per una qualche magia (cos’altro se no?) riuscisse a distinguerle ad una ad una. C’era qualcosa di più: anche le voci, accavallate le une alle altre, intrecciate e confuse come diversamente non sarebbe potuto essere, giungevano alle sue orecchie in un ordine particolare e ad ogni immagine riusciva ad associare il giusto suono.
Allora in quell’ammasso di luce che la sua mente proiettava davanti ai suoi occhi e in quel frastuono assordante che solamente lui poteva sentire, c’era sua padre che lo appendeva al muro quando era un bambino e non si poteva difendere (avrebbe reagito ora?). C’era lui, seduto a fianco del suo cane, tre giorni prima che morisse ad abbracciarlo e a chiedergli scusa: scusa per averlo portato poche volte a spasso, per quella volta del calcio e per le punture, e come allora i suoi occhi si annebbiarono.
C’era un treno che sfrecciava davanti ai suoi occhi. I finestrini erano una striscia continua luminosa e in mezzo a quello spettacolo sfocato ed in movimento lui, in piedi ad osservare il treno che passava, vide sé stesso seduto in un vagone, unica immagine a fuoco in quel mare di ombre, a parlare con un qualche “fantasma” del suo passato.
C’era sua nonna che gli sorrideva; c’era una spiaggia deserta illuminata da una luna piena circondata da stelle cadenti; c’era una macchina parcheggiata vicino ad un lago e c’era lui che piangeva disperato per chissà quale motivo.
Sentiva una canzone, ne distingueva il testo avulso dalla musica, sembrava che qualcuno lo stesse recitando, eppure quelle parole rievocavano in lui una melodia; quella musica, quelle parole dovevano ricordargli qualcosa, qualcosa che era nella sua testa, ne era convinto, ma che in quel preciso momento gli sfuggiva. Vide una ragazza che forse era legata a quel ricordo, poi quell’immagine sfumò mentre sullo “schermo” la stava abbracciando per salutarla.
Nuovamente altre immagini presero il posto di quelle vecchie e nuove frasi si sovrapposero a suoni ormai sfumati.
Tutto questo e molte altre scene furono chiare nella sua mente per un solo istante, eppure ora quei ricordi erano di nuovo vivi.
Nell’ultimo momento, in piedi sul balcone di casa sua a quasi venti metri dalla strada, si rivide quando prese la decisione, quella maledetta decisione che ora avrebbe pagato oro pur di potersela rimangiare. Invece non poteva. “Il dado è tratto”! Qualcuno l’aveva detto prima di lui e mai come adesso ne comprendeva il senso.
Guardò una macchina passare sotto di lui e un senso di vertigine, che non si era affievolito nemmeno dopo dieci anni vissuti in quella casa, lo assalì inesorabile.
Stava per farlo, nessuno lo avrebbe potuto fermare e una voce dentro di lui gridava: “Noooo!”.
La sua mano ormai era partita: afferrò la sigaretta che gli pendeva dalle labbra tra l’indice e il pollice, la guardò con disprezzo e la gettò nel vuoto. Il puntino luminoso disegnò nel buio della notte una parabola perfetta, poi toccò il suolo ed esplose.In quel momento, quando finalmente nella sua testa era riuscito a riportare calma e silenzio, disse: “Questa volta si smette davvero!”.

Di violenza, di vittime, di carnefici e di matematica

Ci sono temi sui quali non si deve fare filosofia. La violenza è uno di questi argomenti. La violenza è violenza e la violenza ha un colpe...