venerdì 30 ottobre 2009

Di uomini, di donne e di ruoli

Ho letto un articolo pubblicato su "Housekeeping Monthly" del 13 maggio 1955. No, non conoscevo questo giornale americano, semplicemente è stato argomento di discussione ad una lezione del corso di inglese.
L'articolo è intitolato "The good wife's guide", la guida della brava moglie.
Rappresenta in pieno una società maschilista (quella degli anni 50) dove vigono regole ben chiare e ruoli assolutamente ben definiti. A farla breve le regole e i ruoli sono questi: l'uomo è il motore economico della famiglia, la donna cura la casa, i figli, accudisce il marito ed è al suo servizio. I figli sono a metà strada tra la donna (ultima nella scala delle necessità personali) e l'uomo. La donna deve prendersi cura dei figli i quali, quando arriva l'uomo, non devono infastidirlo.
L'uomo arriva a casa stanco da una giornata di duro lavoro e tutto deve ruotare intorno a lui per rilassarlo ed esaudire ogni suo desiderio. Non esistono altre necessità.
Le regole che la donna deve seguire per essere una brava moglie, sono tutte mirate a far sì che la donna così si comporti: serva dell'uomo in tutto e per tutto.
Beh, a pensarci bene, questa mentalità non è poi così lontana da alcune realtà odierne, no?
E' però indubbio che (fortunatamente) le cose siano cambiate; esistono realtà magari opposte (almeno a sentire i commenti di un compagno di lezione) e, voglio illudermi, realtà che semplicemente non prevedono la predominanza dell'uno sull'altro.
Va da sé che quest'ultima ipotesi sia quella che ritengo essere l'unica possibile e l'unica giusta!
Durante l'inevitabile discussione che è nata dalla lettura dell'articolo, è poi emersa l'importanza, comunque, delle regole.
Insomma, in qualche modo si è detto: "Ok, questo è esagerato, siamo tutti d'accordo, però, in fondo una cosa positiva c'é: il fatto che esistano delle regole o meglio dei ruoli chiari e definiti, aiuta a vivere meglio!". Se qualcuno presente alla lezione ha capito diversamente me lo dica pure.
Sapete come mi suona questa frase? Un po' come "Io non sono razzista, però...". Lo so, il concetto non è lo stesso, non si parla di razzismo, ma l'inconscio che sta sta dietro è per me lo stesso!
Così come chiunque inizi una frase con "Io non sono razzista, sia chiario, però..." è a mio parere inconsciamente (e sono buono) razzista, allo stesso modo chi chi pensa che "ruoli definiti e chiari mettano chiarezza e migliorino la vita" subisce (inconsciamente) dei ruoli imposti. E, a seconda della realtà in cui ci si trova, se a pensarlo è un uomo in una società maschilista, inconsciamente è maschilista, se invece è una donna, nella stessa società maschilista, inconsciamente (?) è sottomessa.
Perché devono esistere dei ruoli da seguire? Perché deve esistere il ruolo della donna e il ruolo dell'uomo? O il ruolo del ricco e il ruolo del povero? O il ruolo del colto e il ruolo dell'ignorante?
Ci sono differenze, è indubbio, ma non dei ruoli.
Mi spiego: io uomo, sono diverso da una donna, è chiaro. Differenze.
Io però non mi aspetto che queste differenze impongano sempre comportamenti diversi tra uomo e donna. Ruolo.
Facciamo un esempio?
L'uomo è per natura generalmente più muscoloso della donna. Ci sta che un uomo per via di questa differenza faccia lavori o attività più faticose di una donna. Va bene, ma fin qui siamo sempre nell'ambito delle differenze. Cosa non mi va? Che sia dato per acquisito che i lavori di fatica siano lavori da uomo. Questo è il ruolo. Questo è il pericolo! Perché, andando avanti su questo esempio si può arrivare a consolidare la supremazia dell'uomo sulla donna in termini di forza fisica.
Insomma: le differenze esistono e pilotano i comportamenti e come vanno le cose. Ma se su queste differenze creiamo dei ruoli, di fatto le legittimiamo e le istituzionalizziamo.
E allora, statene certi, troveremo sempre qualcuno che seppure nelle sue diversità, ad un certo ruolo non si adatta o in esso non si riconosce. E il ruolo, di fatto, ne limitirebbe la libertà.
Buon week end a tutti.

3 commenti:

spina ha detto...

Io ho sempre considerato l' individuo piu' che l'uomo e la donna. Non mi piace ragionare per categorie. Non mi piacciono le generalizzazioni. Non sono femminista, non sono maschilista.
Mi torna in mente una volta, una ragazza che conosco era stata a Parigi. Al ritorno disse "Io non sono razzista. Pero' l'idea che quella cameriera negra mi rifacesse il letto mi dava fastidio". Lei era femminista.
La diversita' e' richezza, di qualunque "natura" essa sia.

Paolino ha detto...

Spina,
grazie per la tua opinione.

;)

luscia ha detto...

io porterei all'estremo il tuo ragionamento, e arriverei a dire che, fondamentalmente, non ci sono neppure differenze. te la butto li, ca va sans dir...
le regole e i ruoli aiutano gli stolti a comprendere la realtà, li invitano coercitivamente a pensarla in un certo modo.
a un bimbo di 3/4 anni insegni a contare uno due tre, a fare le prime addizioni... non gli vai a dire che tra il due e il tre ci sono in mezzo numeri infiniti: gli fai esplodere le meningi, peraltro inutilmente.
l'uomo e la donna sono due convenzioni, nulla a che vedere con la realtà. basta osservare la natura, piena di organizzazioni matriarcali...
ogni discorso sui ruoli dell'uomo e della donna mi fa rabbrividire, perchè non puo' che ridursi a un discorso di specie, e quindi si finisce per parlare di scimmie, non di esseri umani.
ma l'uomo è fatto di due paste, quella materiale e quella spirituale (io la penso così). io credo che un'occasione nella vita per non vivere da gibboni, prima o poi capiti a tutti...
...
che poi le donne debbano stare dietro ai fornelli, io l'ho sempre detto! :)))

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