mercoledì 9 novembre 2011

Reo Confesso

Politicamente parlando la giornata di ieri è stata una giornata importante.
Non solo c'è una svolta alla testa di chi sta guidando il Paese ma ieri, l'uomo diversamente alto, ha confessato!
Ieri Silvio ha confessato le sue commistioni tra vita privata e vita pubblica.
Confessa quando dice che è stato tradito da persone che erano soprattutto suoi amici (addirittura lui era il padrino della figlia di uno dei traditori!).
Eh beh, caro vecchio Silvio, ma quando basi il tuo lavoro su relazioni personali può succedere che gli interessi reciproci vengano meno e che quindi non vi sia più il tornaconto... Che dici?
Dire che sei deluso perché a tradirti sono stati anche degli amici è una scorrettezza senza limiti.
Caro Silvio: non sei stato tradito tu! E' stata "tradita" o meglio sconfessata la tua politica.
E' un po' come se un top manager licenziato perché non fa bene il suo lavoro dicesse che è stato tradito da un suo amico... Se confondi vita privata e vita professionale, perdi in ogni caso! Perché se anche fosse vero che il manager di cui sopra è stato licenziato perché "antipatico" all'amico Capo, allo stesso modo è lecito pensare (e accusare) che ha avuto quel posto di lavoro durante il periodo di "simpatia".

Adesso Berlusconi lascerà. Credo ormai sia un epilogo inevitabile...
Questo segna la fine della seconda Repubblica e l'inizio della terza; che poi sarà un ritorno alla prima.
Torneranno i cari vecchi schieramenti politici più o meno ammanicati; più o meno ladri.
Torneremo ad una sorta di equità nel rubare per i soliti motivi: mazzette, favori e contro favori. Ci sarà la corsa al potere consacrato dal Popolo Sovrano e non concesso da Uno in cambio di incondizionato riconoscimento.

Insomma: la politica così come siamo abituati a concepirla e ad accettarla.
Una politica che dicono non possa che essere così perché siamo in Italia...
Io non ho mai vissuto fuori dall'Italia per capire se questo sia effettivamente un difetto nostrano o se, piuttosto, sia un difetto congenito nella democrazia.
Se accettiamo che un ristretto gruppo di persone, abbia la responsabilità e il potere di decidere per tutti noi, accettiamo che quel potere sia tanto... Ma davvero tanto.
Non possiamo quindi che fidarci di loro e della loro buona fede. Ma la tentazione fa l'uomo ladro. Questo non è un modo di dire: "Questa è la vita, Giacomo!".
E allora mi chiedo: ma se ognuno decidesse solo per sé stesso? E se tutti - dovendo - rubassero solo per loro stessi ma anche a scapito di loro stessi e basta? Insomma: se io rubo, rubo solo a te. Se tu mi dai una tangente lo fai di tuo pugno: soldi tuoi che ti sei guadagnato tu. Non un budget. Non i soldi virtuali che sono di tutti e di nessuno ma che paghiamo ogni mese a forfait!
Tutto il marcio resterebbe circoscritto al singolo.
E il bene sociale? E il vantaggio che deriva dal gruppo?
Beh, per quello restano le persone di buona fede e spirito. Persone, insomma, che hanno la missione di fare del bene. Che poi sono le stesse che se votate oggi non rubano e fanno davvero politica ma che non sempre riescono ad emergere nel marciume che ci guida...
Discorsi da bar?
Può essere...
Concetti che ho in testa ma che non riesco ad esprimere al meglio... Ma ci provo.

Ciao!

lunedì 24 ottobre 2011

Rieccomi

Ciao a tutti! Ciao a chi ancora ogni tanto passa di qui! Sono tornato...
Sono di nuovo qui perché ho qualcosa da dire.
Spero di avere ancora tante cose da dire!
Oggi faccio una riflessione sulla morte, che mi è nata seguendo come Facebook sta reagendo alla scomparsa di Marco Simoncelli.
Tanti, quasi tutti, ad esprimere il proprio cordoglio ed alcuni a far notare che di morti ce ne sono ogni giorno, ma che passano in silenzio senza che nessuno se ne accorga.
Per come la vedo io sono giuste entrambe le osservazioni: non posso dire sia sbagliato piangere Simoncelli, così come è davvero triste che ogni giorno perda la vita tanta gente nel silenzio generale.
Però...
Più volte ho riflettuto su tutto ciò e, onestamente, non ho mai saputo dare una risposta definitiva e convincente a questo interrogativo.
Mi sono solo dato una regola e difficilmente pubblico link a morti, saluti estremi o cose del genere. Ritengo che il dolore sia personale e come tale debba restare. Ma questa è una opinione personalissima.
Mi permetto però di fare un'osservazione a chi ritiene ipocriti gli attestati di cordoglio verso la morte di personaggi "famosi" e allora, in queste occasioni, ricorda i clandestini morti mentre cercano di raggiungere una nuova vita oltre il mare.
Se ci pensiamo ogni giorno muore al mondo una marea di persone che non lo merita. Persone che soffrono e che muoiono nel silenzio del mondo mediatico e, vivadio dico io, nel silenzio di noi che continuiamo a vivere.
Perché altrimenti dovremmo piangere e disperarci ogni secondo della nostra esistenza. Ma non credo si possa e si debba vivere così.
Che ci sia l'ingiustizia nel mondo è sacrosanto e sotto gli occhi di tutti, ma io non sono capace ad immolare la mia vita per rispetto di tutti.
E allora vedo nelle manifestazioni di cordoglio generale quando è morto Jobs, o oggi Simoncelli, o Senna a suo tempo, o Fortunato eccetera eccetera, vedo dicevo una forma di espiazione per tutti i giorni che siamo stati felici e spensierati... E' ipocrita? Forse sì, anzi, decisamente sì, ma è una forma di ipocrisia che credo serva a sopravvivere.
Con stima e affetto Paolo.

giovedì 3 marzo 2011

Quando io battei il Sistema

Io ho fatto il militare.
Sono uno degli ultimi, credo, ad averlo fatto obbligatorio.
Per ragioni di convenienza ho fatto il militare come Allievo Ufficiale di Complemento (AUC) in Marina.
Ho fatto 70 giorni a Livorno (terra che mi adottò per molte estate in gioventù per via di amici e parenti) in Accademia e questo è il Sistema di cui parlo e che vi racconto brevemente.
La vita in Accademia è allucinante, incredibile per chi non l'ha vissuta e, a distanza di anni, difficile anche da raccontare... Perché molti ricordi sono annebbiati ed altri sono talmente assurdi che viene il sospetto che siano distorti proprio dal tempo che è passato.
La vita in Accademia è scandita minuto per minuto da regole... Esiste una regola per qualsiasi cosa ed ogni regola va assimilata e fatta propria, perché sgarrare una qualsiasi regola significa punizione, significa non poter uscire quelle due volte a settimana che è concesso, significa non poter staccare la testa per qualche ora.
Appena entri in Accademia sei imbottito di informazioni. Informazioni utili solamente dal punto di vista della "sopravvivenza" non certo da un punto di vista pratico.
Ti insegnano come piegare i vestiti la sera e come riporli nella sbarra ai piedi del letto. Non ricordo con precisione, ma c'è un ordine: sotto tutto i calzini, poi la canottiera, poi i pantaloni, quindi la camicia e sopra tutto il maglione. Ogni capo deve essere piegato in un modo particolare e perfetto. La pila di vestiti non deve essere più larga della manica del maglione, che deve essere sopra tutto e mostrare con perfezione il grado. Insomma, tutti i vestiti devono essere una striscia perfettamente allineata non più larga di una decina, quindicina di centimetri. Ti spiegano anche che c'è un motivo dietro a questa regola e cioè che i sommergibili sono talmente stretti e angusti che se non si facesse attenzione allo spazio...
Ogni sera passa l'Ufficiale Inquadratore a controllare che ognuno abbia disposto correttamente i vestiti. In caso contrario: "A rapporto!"
Andare a rapporto (per chi non avesse fatto il militare) significa presentarsi dal comandante a spiegare (non giustificare) il motivo del proprio errore e a ricevere la giusta punizione: una consegna di un numero di giorni variabile a seconda della gravità del misfatto. Essere consegnato significa non poter usufruire della libera uscita.
Questa è solo una delle decine di regole.
Vado a casaccio per come la memoria mi supporta.
Le pratiche serali devono svolgersi in quindici minuti: doccia, lavaggio denti, bisogni corporali, spogliarsi dei vestiti, piegarli come detto, indossare il piagiama e mettersi in branda. Se dopo quindici minuti non sei in branda: a rapporto! Se qualcosa non viene fatta come da regole: a rapporto!
Si dorme con le finestre aperte. Sempre e comunque. Le finestre nella camerata generano correnti inimmaginabili. L'Accademia è in Livorno, che già di per sé è città ventosa, ma poi vicina al mare e per questo zona ancora più ventosa.
La mattina sveglia di primissimo mattino.
Giù dalle brande e bisogna mettersi a torso nudo (finestre sempre aperte).
Altrettanti quindici minuti per sbrigare le pratiche mattutine di lavaggio, rifare il letto e vestizione. Fino al momento di vestirsi, bisogna stare a torso nudo.
Non si può parlare. Nelle camerate non si può parlare!
Ricordo una scena tragicomica. Rifacendo il letto si sventolava la coperta per piegarla. I letti a castello erano uno vicino all'altro e la scena è questa: il primo della fila piega la coperta sventolandola. Questo movimento crea una forte corrente d'aria fredda che va nella schiena (nuda) del vicino di letto che, inevitabilmente inarca la schiena (magari emettendo un gemito). Questo però a sua volta sventola la coperta e crea a sua volta la corrente d'aria che genera un comico (per chi lo osserva) e tragico (per chi lo vive) effetto domino: vuuuumm! Ahhhh! Vuuummmm! Ahhhhh!
In Accademia ogni spostamento va fatto di corsa. E quando si corre si devono tenere i pugni al petto.
Quando si incontrano gli allievi dei ruoli normali o gli ufficiali bisogna salutarli militarmente, continuando a correre ma togliendo i pugni dal petto e salutando militarmente.
Gli allievi del primo anno (Aspiranti Guardiamarina) vanno salutati militarmente solo fino a mezzogiorno. Tutti gli altri ufficiali sempre. Sbagliare un saluto, e cioè salutare chi non si deve o non salutare chi si deve significa rapporto.
Se si incontra un alto ufficiale bisogna salutarlo fermandosi e mettendosi sull'attenti.
Se si incontra un Ammiraglio bisogna fermarsi, mettersi sull'attenti, salutarlo militarmente e continuare il saluto seguendolo con lo sguardo e il corpo finché non esce dall'orizzonte visivo.
Quando si è in gruppo si deve correre implotonati e il più "anziano" del gruppo deve condurre e guidare il plotone. In quel caso è solo lui che deve salutare eventuali ufficiali incrociati.
La giornata è scandita al quarto d'ora. Vi assicuro, ci sono regole per qualsiasi cosa.
A tavola è tutta una regola. Mangiare non è un piacere è un'esigenza fisiologica e un seguire e rispettare regole, in questo caso si tratta delle regole imposte dal galateo.
La frutta si sbuccia con le posate e si mangia con le posate. Se non vuoi la frutta la sbucci lo stesso e (in questo caso credo in barba al galateo) poi la lasci nel piatto! Non li freghi mica!
Quando c'è la libera uscita devi passare l'ispezione; sicuramente prima di uscire ma spesso anche al rientro.
L'ispezione consiste nel verificare che tu sia vestito correttamente e tutto in ordine. Si esce in divisa con un cordino al collo a ricordare Nazario Sauro morto impiccato.
In Accademia c'è una passione quasi feticista per le scarpe.
Ogni giorno le scarpe vanno lucidate. Nei banchetti nelle aule di studio, ognuno di noi aveva lucido nero, spazzola e straccio. Non erano ammessi "trucchi" tipo il lucido autolucidante o cazzate del genere. Lucido nero da spalmare con la spazzola e poi lucidare con lo straccio.
L'ispezione delle scarpe era d'obbligo e inevitabile.
Il rientro dalla libera uscita era meravigliosamente terribile. Si veniva interrogati sul "Quadro delle Guardie".
I ruoli normali facevano i turni di guardia ad ogni aula critica, ingresso o luogo strategico dell'Accademia.
C'era l'ufficiale di guardia all'ingresso principale. Quello di guardia allo studio 9 e quello allo studio 7.
Quello di guardia ai servizi igienici. Quello di guardia alla polveriera.
Addirittura guardia alle lance (barchette a remi) in spiaggia e nei posti più impensabili.
I turni cambiavano a cadenza giornaliera.
Il quadro delle guardie era appeso in una bacheca in corridoio ed era vietato appuntarselo su carta "in diretta".
Era tollerato che il quadro venisse scritto su foglio nello studio.
La scena era questa: ognuno partiva dallo studio; pugni al petto e di corsa fino al quadro (ricordate che muoversi in Accademia significa rischiare di incrociare qualche ufficiale e dover comunque rispettare tutte le regole... Insomma, è un po' come quando la finanza viene a fare un controllo!); si guardano 2/3 nominativi del turno e si memorizzano; si torna di corsa in studio e si appuntano su un foglio.
Tra amici ci si divide i ruoli, ma un paio di giri toccano sempre.
Durante l'uscita poi si passa il tempo ad imparare a memoria il quadro e parliamo di una quindicina, ventina di nominativi, perché al rientro vieni interrogato.
"Chi è di guardia a Studio 9?" e devi rispondere nome, cognome e grado!
Se sbagli? Beh, chiaro no? A rapporto!
Starei delle ore a raccontarvi delle giornate in Accademia, dei giri di corsa di punizione (salvezza rispetto al rapporto) sempre dispari, delle ore di lezione, degli spoglaitoi della palestra, delle corse in pista prima di colazione, dell'assemblea in piazzale al mattino, al pomeriggio e alla sera, delle ore e ore di marcia... Ma non vi tedio oltre.
Arriviamo al dunque: a come io, una volta, battei il Sistema!

Passai la Pasqua in Accademia ed arrivarono, insperati, quattro o cinque giorni di licenza.
Andai in montagna con il mio amore e partii direttamente da Livorno in treno ovviamente in "divisa". Non ricordo il viaggio ma fu sicuramente lungo e non passai da casa a Genova.
Passammo la Pasqua in montagna, i giorni volarono di sicuro fino al giorno di rientrare.
Il rientro era entro le 22 in Accademia. Ritardare, in quel caso, sarebbe davvero stata una cosa grave. La leggenda parla di diserzione...
Sicuramente un bel rapportino non te lo avrebbe tolto nessuno!
Partimmo da Salice nel pomeriggio; avevo l'appuntamento a Pegli (o forse Prà) con il Mikkio intorno alle 19... Insomma, un margine di un oretta in caso di coda, ma non avevamo il tempo di cincischiare.
Partii da Salice in borghese... Cominciate ad immaginare?
Salutai la Vale a Torino ed arrivai a casa nel pomeriggio... Fortunatamente con un certo anticipo comincia a prepararmi e... No! Non ci posso credere!!! Le scarpe??? Oddio le scarpe!!!
No... No... NOOOOOOOOOOOOOO! Ho dimenticato le scarpe a Salice!
Non è possibile! Non ci credo!
Non posso!!! NooooooooooooooooooooooooooooooooOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!
Non ho il tempo per tornare a Torino... Non c'è nemmeno il tempo di mandare Valeria da Torino a Salice e ritorno e nel frattempo io parto per Torino... Sono le 18 o qualcosa del genere... Non c'è tempo!!!!
Esco di casa, scendo in un negozio di scarpe ma non trovo delle scarpe nere come quelle della divisa... Ce ne sono con la fibia, ce ne sono con strani disegnini in cuoio sulla punta... Una scarpa nera, di pelle lucida, semplice non la trovo...
Sono quasi disperato ma poi mi viene in mente il mio amico Tommy!
Sì, Tommy che aveva fatto il marinaio semplice qualche anno prima... Quel Tommy maniaco che di sicuro ha ancora tutti i capi della divisa e le scarpe, che le ha di sicuro, le avrà anche tenute bene. Quel Tommy che non so che numero porti ma che non ha importanza!
Quel Tommy che non è a casa, ma che mi mette in contatto con i suoi e che in quattro e quattr'otto mi fa avere le scarpe... Nere come quelle dell'Accademia, un po' consumate, non c'è dubbio, un po' più basse e con il numero di matricola non ricordo bene dove ma visibile ad un occhio attento.
Non ho altrenativa, ma è già grasso che cola (come dice Giuliano Ferrara quando suda! ndr Non è mia, eh?).
Arriviamo in Accademia in orario nonostante essere partiti con una mezzora buona di ritardo per via di questo imprevisto...
Ricordo che l'ingresso alle 22 non ebbe problemi, nessuna ispezione divisa e forse (clamoroso!) neppure quadro guardie, dal momento che essendo stati via più giorni non potevamo saperlo.
La prova del fuoco arrivò alla prima libera uscita. Li ci fu l'ispezione divisa. Ricordo ancora adesso il terrore che provavo. Se fossi stato scoperto avrei dovuto confessare di essermele dimenticate (dimenticarsi un pezzo di divisa in giro???) e di averne prese delle altre probabilmente non di ordinanza, ma soprattutto di aver mentito!!!
L'allievo inquadratore mi osservava... Mi girava intorno serio, senza parlare, squdrandomi dalla testa ai piedi... Colletto, cordino intorno al collo, maglione, pantaloni... Nessuna macchia, nessun pelucco... Tutto deve essere a posto... E ora le scarpe. Devono essere lucide... Lucide da specchiarsi. I suoi occhi sono puntati sulle mie scarpe (di Tommy, pardon). Scarpe. Pantaloni. Scarpe. Occhi. Scarpe. Cordino. Scarpe. Occhi.
Attenti! (lui) Attenti! (io) Saluto (io) Saluto (lui) "Puoi andare!" "Sì aspirante".
E un sorriso mi avvolse la faccia!

lunedì 21 febbraio 2011

Di libertà e testamento biologico

Mi viene un dubbio...
Ma un dubbio brutto!
Ma proprio brutto...
E se certe leggi e decisioni "politiche" venissero proposte ad arte per tener buona una parte di elettorato o, più in generale, una casta importante come di fatto è la chiesa?
E se certe idee venissero propugnate per ricevere il plauso dei cattolici e della santa sede, a dispetto di altri comportamenti noti che alla stessa santa sede tanto a genio non possono e non devono andare?
Che domande eh?
Eppure in questi giorni alla camera (ah, per chiarezza, non metto le maiuscole per scelta e decisione, perché non ritengo se le meritino, né la chiesa, né la santa sede, né la camera) si dibatte sul testamento biologico e si sta proponendo una legge che leggerò ma che non mi aspetto sia in linea con quelle che sono le mie idee di libertà e libero arbitrio personale...
Dico solo che se le domande di prima avessero una risposta affermativa, beh... allora la cosa sarebbe eticamente preoccupante.
Sarebbe preoccupante che un governo (minuscolo) si muovesse e facesse "politica" sull'onda degli scandali nei quali il suo capo è coinvolto. Ma sarebbe eticamente ancora più preoccupante che la chiesa vendesse la propria morale al miglior offerente. E che quindi ingoiasse il boccone amaro della lussuria (peccato mortale peraltro) in cambio di una legge che vieti l'eutanasia.
Che poi, miei cari credenti, perché mai vi soddisferebbe questa legge? Perché volete nero su bianco quello che scritto non deve e non può essere in quanto oggetto di profonda e sofferta e triste e dolorosa riflessione personale?
Buon lunedì a tutti.

venerdì 18 febbraio 2011

E cento!

E siamo arrivati al centesimo post!
Cento post in oltre due anni e mezzo!
E' iniziato tutto a giugno di oltre due anni fa, nel 2008... Mamma mia quanto tempo è passato!
Vi ricordate come è iniziato tutto?
Subito un'invettiva al vetriolo contro il palazzo e il potere! Benvenuti
Giugno 2008 fu poi un mese prolifico, vuoi la novità, vuoi l'ispirazione, vuoi gli spunti vari che il mondo offre...
L'estate 2008 passò abbastanza tranquilla, qualche riflessione, Lost che mi appassiona, qualche divagazione politica e...
A fine estate il ritorno del Principe Milito! El Principe

Qualcuno mi comincia a leggere e il mio egocentrismo si soddisfa e si gonfia!
Ringrazio la Vero, mia amica "virtuale" e collaboratrice del Vernacoliere, mensile satirico che leggo da anni! Ah... e compagna occasionale di pallanuoto... (Vero, scusa per il "compagna occasionale"... Di questi tempi può essere frainteso...)
Qui trovate la Vero: Verosimile

Nel settembre 2008 creo il mio primo dolce (Il Margarita finale), scopro di essere letto da un insospettabile collega! Tano, mi leggi ancora? Chissà?
Questo dolce mi darà soddisfazioni immense e inaspettate. Mi farà conoscere persone stupende con le quali ancora oggi sono in contatto. Ma ne parliamo tra poco.
Concludiamo il 2008 con una prova teatrale! Capitan Squarciafico

E torniamo alla cucina!
Il 2009 si apre con una notizia imprevedibile, imprevista e fantastica.
Vinco un concorso culinario indetto dal Cuoco Nero Maurizio Santin!
Ho Vinto!
Apprendo la notizia con un messaggio di Maurizio su Facebook. Diceva "Complimenti, hai vinto!". Balzo in piedi saltando e urlacchio in ufficio come uno scemo...
Mi aspettano cinque giorni nella cucina di un ristorante! Questa breve notorietà (per tutto il giorno io sono "il vincitore del concorso") mi fa "conoscere" nuove persone (ciao Nik e K), mi fa leggere commenti sarcastici sul mio dolce (I cocktails in dolce si fanno da anni!!!) e mi fa davvero credere di saper "cucinare"... Pensate un po'!

Il 2009 va avanti, nell'attesa di andare a Roma al ristorante Il Cuoco Nero di Maurizio Santin, e mi esce un bel post: Le Bombe delle sei

Poi mi butto, maledetto (o benedetto) egocentrismo, a riproporre racconti scritti in gioventù. Carenza di argomenti o becera marchetta? Entrambe forse!
Ma qui scopro che a leggermi c'è anche il Frixi... Che non conosco personalmente ma con il quale condividiamo un passato al Lanfranconi, la passione per il Genoa e l'immaginazione per credere agli extra terrestri! Frixi, tu di sicuro non mi starai più seguendo, ma mi fece piacere all'epoca "conoscerti"!
A marzo del 2009 vado a Roma: Cinque giorni. Grazie ancora a tutti voi della brigata del Cuoco Nero!

A maggio 2009 pubblico questo post e il mio blog ha centinaia di contatti in un giorno! Incredibili davvero le dinamiche della rete!!!

Il 09/09/09 scrivo un post che avevo dimenticato, ma che avendolo appena ora riletto mi piace riproporre: Testamento

Il 2009 è stato un anno prolifico per il Blog. Segnalo ancora questo post che mandai anche alla posta del Vernacoliere, ma che non piacque, direi, e non fu pubblicato.

Arriva il 2010 che si apre con una cena a base di testicoli: Mockba
Iniziano poi "I racconti sul treno". Qualche esempio che a qualcuno di voi è piaciuto.
Nel 2010 posto alcune ricette! Mi piacerebbe che qualcuno le provasse e mi facesse sapere, ma siamo molto lontani ancora dall'essere un blog culinario seguito per la cucina!
Chiudo l'anno con un post geniale (col senno di poi) perché mi procura alcune soddisfazioni materiali: Letterina a Babbo Natale

E siamo ad oggi!
I post sono rari, a distanza di settimane se non, a volte, di mesi... Ma so che c'è qualcuno che ogni tanto li aspetta ed è questo che mi invoglia a scrivere e a farlo con una certa regolarità.
Vi segnalo il mio ultimo post che, come si dice sempre, è tra tutti forse quello che più amo: Tempi bui.
E vi saluto con alcune righe che scrissi qualcosa come vent'anni fa.

Altri cento di questi post Paolino!

"Scrivere è bellissimo. Saperlo fare bene è tutto un altro paio di maniche, fatto sta che scrivere, inventare storie, far nascere (e morire…) personaggi, creare e a volte rivivere determinate situazioni, è un’esperienza magnifica.
Ogni tanto rileggo le cose che ho scritto (almeno io!) e tutte le volte scopro qualcosa di cui avevo perso la memoria che parla di me, qualche frammento della mia vita che rivive in un racconto. Questo fa paura; fa paura riconoscermi in tutto quello che scrivo, vedermi in ogni personaggio e fa ancora più paura pensare di essere riconosciuto dagli altri. Pensate di girare per strada, magari una domenica pomeriggio nella via più frequentata della città, completamente nudi. Ecco, quando leggo i miei racconti è così che mi vedo: nudo che vago per strada…
L’unica difesa che ho (parole grosse, lo so!) è comunque molto valida, perché in fondo solo io so di potermi riconoscere completamente in mezzo a questo mare (per ora lago…) di parole, e allora la strada in cui mi trovo a camminare non è poi così affollata, e le persone che vi incontro, quando e se accade, sono nude e indifese esattamente come me.
Quindi io scrivo, perché mi piace farlo e perché mi fa sentire forte, a volte addirittura onnipotente. Perché inventare delle storie, creare dei personaggi e poi ripensare a tutto questo, accorgersi che dopo averla scritta una cosa diventa reale, che nel momento in cui una storia è scritta e leggibile, diventa parte di te, diventa un passato reale, beh… tutto questo è meraviglioso.
George Hedgehogs diventa reale solo nel momento in cui viene messo nero su bianco. La sua scelta da quel momento in poi è qualcosa che per me è successo; accade che ci ripensi e accade (questa è la Magia) che io mi chieda: “Io cosa avrei fatto?”.
Da oggi allora il tempo si può fermare davvero; non è soltanto un sogno adolescenziale, ma è qualcosa che può succedere. È qualcosa che qualcuno, se serra i pugni e chiude gli occhi, riesce a fare.

Poi c’è tutto il resto: la fantasia, l’immaginario, posti meravigliosi e personali dove qualunque cosa esiste e non aspetta altro che essere portata nel mondo reale. Con una penna, più spesso con la tastiera del mio computer, è possibile fare vedere agli altri che i vampiri, gli extraterrestri o anche i mostri che ci aspettano dopo la seconda rampa di scale, dietro al muro che fa angolo nel pianerottolo quando la luce non funziona, esistono davvero…"

venerdì 11 febbraio 2011

Tempi bui

Il clima è teso, si respira un'aria pesante.
Preoccupanti nuvole grigie hanno superato da un po' la linea dell'orizzonte e portano con sé presagi di tempesta.
La tensione è fisica e si taglia col machete. Nasce dall'interno, cresce dal basso e spinge dall'esterno.
Sembriamo attendere le prime gocce di pioggia che poi si trasformino in burrasca, non sapendo con sicurezza come ci ritroveremo quando e se il cielo tornerà azzurro.
I nostri figli ci mettono alla prova, ci studiano e cercano di prenderci le misure.
La passione di un tempo vive sopita, tiepida come la brace sotto la cenere. A volte un soffio di rivolta smuove la polvere e per strada, nelle piazze, nei treni si rivede la voglia di un tempo lontano ma mai passato veramente.
Imbrigliati in una realtà che un po' abbiamo voluto e un po' ci siamo trovati addosso, andiamo avanti, turandoci il naso quando serve, svolgendo i nostri compiti al meglio delle nostre possibilità e circostanze ma soprattutto cercando di seguire dei principi che ad arte a volte calibriamo in corsa.
Si prova odio e amore e rabbia e felicità e tristezza e serenità e ansia e insicurezza e inadeguatezza e forza e voglia di tutto e voglia di niente e rassegnazione e voglia di sognare.
Viviamo nei sogni come fossero la realtà perché la realtà a volte non la capiamo o perché non ci piace o, peggio, perché ci fa paura.
Viviamo un futuro incerto, forse viviamo l'assenza di futuro.
Ci disgustiamo per quello che vediamo in giro, per la realtà che ci circonda, per l'ignoranza che ci rappresenta. Ci mancano i punti di riferimento e cerchiamo spasmodici di inventarne di nuovi.
Predichiamo il buon senso senza crederci troppo, diciamo sottovoce che la violenza a volte è inevitabile ma la paura di urlarlo ci frena e ci sopprime e ci sconfigge.
Parliamo bene, usiamo i congiuntivi e ci facciamo ridere dietro da donnaioli impenitenti e farabutti da quattro soldi.
Non capiamo come tutto ciò sia possibile ma, stanchi e svogliati e anestetizzati, ci giriamo dall'altra parte, ci beviamo un negroni, ci mangiamo una pizza, ci laviamo le mani, andiamo a letto la sera e ci svegliamo la mattina come se niente fosse.
In fede, Paolino.

sabato 5 febbraio 2011

Vinile


Ai miei tempi la musica si ascoltava con le musicassette o con i dischi in vinile. Avere lo stereo con il piatto era un must ed era un rito andarlo a scegliere sapendo che si stava per fare l'acquisto (o meglio, si stava per ricevere il regalo) della vita. Insomma, il piatto era un oggetto prezioso. La puntina era sacra. La spazzola di velluto o quella morbidissima con i fili sottilissimi e setati era un cimelio da utilizzare con delicatezza e timor sacro prima dell'ascolto di ogni disco. Quando si faceva scendere la puntina sul disco che girava si usava una delicatezza che avremmo, più grandi, usato (o tentato di usare) per altre arti.
Si comprava il disco e con un coltello affilato si incideva la pellicola di nylon. Non la si strappava. Mai! La si lasciava a proteggere la copertina. Ancora oggi in casa dei miei (non ho più un piatto in casa!) ci sono i miei dischi con ancora la pellicola a "vestirli".
In genere il disco si travasava su cassetta per usarlo il meno possibile. Ascoltavi il disco poche volte, solo quando ti sentivi di meritarlo. Quando volevi godertelo davvero!
Non c'era internet allora e si aspettava con ansia l'uscita dell'ultimo LP dei nostri cantanti per andarlo a comprare e poterne ascoltare le nuove creazioni. Non c'era modo di farsene un'idea prima. Usciva il disco, lo andavi a comprare e sentivi se ti piaceva o meno. E i dischi, vi giuro, per noi ragazzi di 13/14 anni, comunque costavano.
Ho scoperto di amare Vasco Rossi intorno ai 13, 14 anni appunto.
A quel punto bisognava comprare tutti i suoi album e si cominciò ovviamente con "Ma cosa vuoi che sia una canzone..." il suo primo album. Si dibatté su quale copertina... Io comprai quello che vedete sopra perché in qualche modo venni a sapere che era l'edizione originale.
Ricordo ancora la sensazione tornando a casa con il disco sotto il braccio. La voglia di "aprirlo" e di ascoltare quello che Vasco aveva da dire. C'era "E poi mi parli di una vita insieme" il cui ascolto rubacchiai dalle cuffiette del walkman (altro pezzo d'antiquariato) di una mia amica l'estate precedente... Estate in cui la vascomania stava germogliando.
Poi divenne un'abitudine mensile... Ogni mese l'acquisto di un album, fino a mettersi al pari.
E così fu non solo per Vasco, ma anche per Venditti e per gli Eagles. Di Venditti mi buttai più sulle musicassette, erano troppi gli album arretrati e ricordo ancora adesso il negoziante di Sonorama a Pegli che mi chiese se ero sicuro di voler proprio quella musicassetta. Stavo cercando, se non ricordo male "L'orso bruno" e direi che il negoziante non fosse proprio un estimatore dell'Antonello dal cappello di paglia bianco! Accidenti, come un flash mi è tornato alla mente il cappello di paglia bianco che portavo io (a scimmiottare Venditti) d'estate per andare al mare...

Oggi c'è internet, c'è il mulo, ci sono mille occasioni per ascoltare musica, addirittura nei negozi di musica ti metti il CD e lo ascolti e se ti va, magari lo compri, oppure arrivi a casa e lo scarichi. Si spendono molti meno soldi per la musica, ma stamattina, ascoltando una canzone alla radio, per un attimo mi è tornata alla mente la sensazione di aprire delicatamente la copertina di un nuovo disco, e mi è mancato il non poterlo più fare.

Buona malinconia a tutti.

martedì 1 febbraio 2011

Le magnifiche quattro (più una)

Il treno è un mondo in miniatura. Avete presente la mini Italia in Toscana? Dai, si faceva come gita alle medie... Beh, il treno è una mini Italia non tanto per i monumenti, quanto per le persone che vi si incontrano.
Osservarle è un'esperienza unica... Loro parlano, si muovono, leggono, ascoltano musica, guardano, ammiccano, sorridono, si corteggiano, si amano, si odiano... Io osservo e studio.
Oggi a Sestri sono salite le magnifiche quattro. Le descriverei così: c'è la giovane vecchia, c'è la vecchia e basta, c'è quella che da ragazza doveva essere bella e si vede che se ne rende conto, e poi c'è la palletta. Avete presente quel tipo di fisico basso e rotondo? Ganascette pienotte? Ecco, questo è il tipo.
Loro arrivano dalla fine del vagone, e dalla testa arriva e si unisce alla banda la quinta signora. Stona come tipo, bassetta, mingherlina, insomma è chiaro che con le altre quattro non c'entri nulla. Sono tutte sposate ed esibiscono con involontaria ostentazione la fede al dito. Sembra incredibile, ma tutte hanno trovato un compagno di vita. Quanto darei per vederli, questi uomini...
Appena salite inizia il rito del "bunga bunga" del treno e cioe' il "siedi tu, siedi tu". Il gioco è facile: ci sono meno posti a sedere di quante persone in piedi. La squadra circonda i posti liberi e segrega la zona e poi via: "siedi tu!" "No siedi tu!" No, sì, no, sì... Perde o vince chi per primo dice "vabbè dai mi siedo io". In genere chi si siede è tenuto moralmente a giustificarsi. A volte basta un semplice: "guarda, è un periodo che sono di uno stanco...". A volte si accenna al mal di gambe. In generale una qualsiasi altra frasetta breve a piacere che "smorzi" l'imbarazzo del sedersi.
Oggi la giovane vecchia ha pagato il prezzo della comodità con una pena singolare. Lei seduta insieme alla vecchia vecchia (è stata rispettata l'anzianità diciamo) è stata omaggiata delle borse delle altre tre!
Io non ho mai capito perché le donne non usino mai le rastrelliere poggia abiti dei treni ma si tengano sempre tutto sulle gambe: giacca, borsa, sacchetti, qualsiasi cosa.
La cosa buffa è stato come la quinta signora le ha sbolognato la sua di borsa. Per le altre due è stato tutto naturale, niente parole, niente domande, forse nemmeno un gesto d'intesa. L'una si siede e le altre le danno le borse.
Ma la terza... Forse perché non è realmente integrata nel gruppo, forse perché la borsa pesa davvero, fatto sta che non è naturale dargliela. E allora sfodera la scusa del "me la tieni un attimo..." mentre si toglie la giacca.
La giovane vecchia a quel punto deve, perché l'educazione dei complimenti lo impone, accennare al fatto che non è un disturbo e che la tiene volentieri. La quinta signora non se lo fa ripetere due volte. Quasi le è dovuto e lascia la borsa in braccio alla giovane vecchia.
Fantastico ad un certo punto, quando la quinta signora ha bisogno di qualcosa nella borsa. Lei fa il gesto di prendere la borsa, la giovane vecchia risponde reattiva "No no lascia" e lei: "Sì sì figurati... Volevo solo prendere una cosa!" "Ahh, ok" dice la giovane vecchia...
Tra Sampierdarena e Principe si sono liberati abbastanza posti per farle sedere tutte... le borse hanno quindi raggiunto le gambe delle rispettive padrone.
Buon viaggio a tutti.

venerdì 21 gennaio 2011

Alla fine

Con tutto quello che si sta sentendo in questi giorni sul nostro amato premier (ah, Babbo Natale, io ti devo ringraziare per la Kitchen Aid, il coltello in ceramica e perfino per il termometro da forno, però uno sforzo per il gradino....), con tutto quello che si sta sentendo, dicevo, sulle festine in casa del premier, mi sono trovato a pensare ad una cosa che non avrei mai ipotizzato.
E adesso arrivo al dunque... ma fatemi cincischiare un pochino...
Lele Mora ad esempio: da quello che si sente dire, questo personaggio fondamentalmente è un pappone procacciatore di giovani (a volte tanto giovani) ragazze per animare le feste a casa Berlusconi.
Proprio lui, proprio il Lele Mora che da molti perfino considerato un grande uomo dello spettacolo, uno che ci sa fare, che si sa muovere, uno che conosce i meccanismi... Il procuratore dei vip. Il Re Mida dello spettacolo.
L'idea che mi son fatto io è invece che sia semplicemente il procacciatore di Berlusconi pagato per portargli ragazze che in cambio di più o meno spinti servigi sessuali ricevono da Berlusconi il programma in prima, seconda, terza serata.
Insomma non è Mora che si sa muovere, è Berlusconi che ha la televisione (tutta) e la usa come moneta di scambio...
Vista così, gran parte del cosidetto mondo dello spettacolo, capite che mi va a perdere un po' di fascino?
Capite che se penso che quel culo o quelle tette (perché di questo si tratta) sono dietro quello schermo perché prima sono passate da Arcore, beh, un po' di fascino questo mondo lo perde?
Lo so, non bisogna fare di tutta l'erba un fascio, ma la tentazione è forte...
E allora un po' mi schifa pensare che tutti i vari Lele Mora, Emili Fede, tronisti, veline, paperotte e fringuellini che sono strapagati e sono (purtroppo) una rappresentaza della cultura leggera italiana, altro non sono che un enorme bordello messo anche in bella mostra!

Alla fine, e arriviamo al dunque, mi trovo sorpreso a pensare che i meno peggio sono i calciatori!

Buon anno a tutti.

Una morte dignitosa

Il problema è che l'hanno umanizzato. E in un periodo come questo dove i nemici sono sempre più evidenti e i cattivi sempre più cattivi...