mercoledì 18 marzo 2009

Una verità (seconda puntata)

Respiro bene. Non so per quale motivo ma il primo pensiero che ho è quello di vedere se riesco a respirare, se sono circondato o no da ossigeno! Intorno a me c’è buio pesto. Non riesco a distinguere nessuna forma e mi accorgo con sorpresa che non odo alcun suono e non percepisco alcun odore strano, se non questo aspro odore di... di silicone. Sì è proprio silicone!
Ecco che la testa mi comincia a girare, le gambe, finora tremolanti diventano di colpo totalmente insicure e non mi riesco a tenere in piedi; cado di schianto per terra privo di conoscenza.
Quando ritorno in me sono sdraiato su qualcosa di terribilmente morbido e appiccicoso, una specie di materasso fatto di gelatina, e mi accorgo di esservi sprofondato per alcuni centimetri e di non potermi muovere in nessun modo. L’unica definizione che posso dare della situazione in cui mi trovo è quella di essere incollato su un qualcosa di morbido e cedevole.
C’è luce intorno a me in questo momento e con gli occhi cerco di coprire più campo visivo possibile, ma dal momento che non posso girare la testa l’unica cosa che vedo è ciò che si trova sopra di me. Non si può dire che vedo un soffitto, perché manca di consistenza, mi sembra quasi di avere sopra la testa (non saprei dire a che distanza) un enorme muro d’acqua o di qualcosa di poco più denso, in continuo movimento e senza una forma stabile. Non ho i capelli negli occhi e questo mi stupisce dal momento che da quando ho deciso di farmeli crescere non mi è mai successo di non trovarmeli davanti agli occhi ogni mattina al risveglio. Muovo le sopracciglia, soffio con la bocca sporgendo il labbro inferiore per vedere se qualcosa si muove, ma niente. Mi sento nudo. Non ho freddo; è soltanto che questa sensazione di appiccicoso comincia ad infastidirmi, ma non riesco a controllare se ho ancora indosso i miei vestiti o meno.
All’improvviso, come un lampo, un urlo che definire straziante non basta, invade la stanza in cui mi trovo: è senza dubbio il grido di una persona anche se di umano ha ben poco ed io ora ho paura, una paura fottuta!
“AIUTO, CHE SUCCEDE?”.
C’è qualcun altro con me. In quella che mi sembra una stanza non sono solo…
“Hei, chi c’è?” chiedo con voce tremante.
“Chi sei? Che succede? Aiuto non mi riesco a muovere!”
Cazzo, il mio compagno di avventura (disavventura è forse meglio) è anche più confuso e spaventato di me. Brutta storia questa!
Ogni tanto percepisco di fianco a me una presenza, mi sembra di avere qualcuno vicino, e il fatto di non poter controllare cosa stia succedendo intorno a me mi impaurisce terribilmente. Faccio forza con i muscoli del collo nel tentativo di alzare la testa e mi rendo conto che lentamente la sostanza che mi sta trattenendo sdraiato in quella posizione sta mollando la presa; a dire la verità mi accorgo solo adesso di non riuscire a muovere nemmeno le dita, di essere... paralizzato! Sì, ecco cosa mi sta succedendo, sono paralizzato su un letto gelatinoso.
Alcuni muscoli del mio corpo cominciano a rispondere ai comandi del mio cervello, mi chiedo se quello che sta succedendo sia stato previsto da chi mi ha rapito o se viceversa il mio sia un comportamento anomalo. La cosa più intelligente che mi viene in mente di fare è quella di nascondere il progressivo miglioramento della mia situazione fino al momento in cui non sarò completamente rinvigorito. D’altra parte se questo è il decorso previsto non ho certamente modo di agire di sorpresa, la speranza è che nessuno sospetti che mi stia riprendendo.
Resto immobile sempre nella stessa posizione cercando di interrogare il mio corpo; mi sembra di percepire un formicolio che attraversa le mie gambe. Lo battezzo come ‘un buon segno’!
Cerco di decifrare lo stato fisico in cui mi trovo e mi dimentico quasi totalmente del pericolo che sto correndo, della situazione misteriosa in cui mi trovo finché il mio compagno, suo malgrado, non mi riporta alla realtà.
“Cosa volete? Chi siete? No, no lasciatemi. No, no N...!” l’urlo è stato bruscamente interrotto, è come se qualcosa avesse tappato la bocca del mio sventurato ‘amico’, e m’immagino la cosa semplice da fare pensandolo ancora paralizzato. È in questo momento che la paura rischia di prendere il sopravvento su di me e la tentazione di girarmi (almeno di provarci!) per vedere cosa stia succedendo è così forte che è un miracolo che io non ceda.
A ripensarci mi rendo conto che è stato questo il momento chiave di tutto, il fatto che io abbia resistito alla tentazione di controllare quello che stava succedendo è stato senza dubbio la mia salvezza.
Qualunque Essere mi abbia sequestrato deve essere molto diverso da come me lo possa immaginare, infatti il loro continuo vai e vieni non è mai stato accompagnato da alcun rumore di passi o altro, ogni volta che sono apparsi nella stanza in cui mi trovo, solamente le urla di spavento del mio compagno me li hanno annunciati. Ora posso immaginare di essere rimasto da solo per il fatto che intorno a me regna sovrano il silenzio. Bisognerebbe chiamarlo Silenzio con la ‘esse’ maiuscola tanto è totale e profondo!
Penso in un istante a tutto e a niente nello stesso momento. Mi rendo conto che potrebbe essere l’ultima volta in cui mi trovo in questa situazione di non sorvegliato, ma non sono così ingenuo da non porre almeno un minimo dubbio sulla veridicità della mia ipotesi di solitudine. È una logica conseguenza dedurre che se qualcuno (o qualcosa!) è rimasto a tenermi d’occhio, non farei una bella fine se mi scoprisse a provare ad alzarmi, e questo mi spaventa ancora di più.
Come fare per accertarmi se sono o no da solo?
Mi accorgo di non avere alcuna geniale idea per la testa e che non è nemmeno il caso di stare a scervellarmi più di tanto.
Tutto è un azzardo. Qualunque cosa faccia o va bene, o va male. Non ci sono vie di mezzo: o è vita o è morte, di questo sono certo.
Decido di provare ad alzarmi e la prima cosa che faccio è tentare di sollevare le gambe. I muscoli addominali si tendono e in un primo tempo lo sforzo che impiego rimano vano. Nel tentativo mancato, le braccia mi si sono piegate, come a far leva, e il fatto che questo ampio movimento non susciti reazioni mi convince che sono da solo.Sollevo la testa e mi sorprendo nel riuscirci. Con relativa facilità mi metto a sedere e quello che vedo intorno a me è qualcosa di inimmaginabile.

3 commenti:

Vero ha detto...

Saro' sincera, i post troppo lunghi mi inibiscono la lettura. Magari se ci fosse nel mezzo qualche foto come per la gita dal cuoco nero...

Paolino ha detto...

Hai ragione Vero, e ti capisco...
Volevo però tirare fuori dal cassetto vecchi racconti...
E avendo paura anche io a postare cose troppo lunghe, questo l'ho diviso in 4 puntate...
Ma non pretendo che venga letto per forza... Come va il nuovo lavoro? Hai iniziato, vero?
Un abbraccio.

Vero ha detto...

Ciao caro, il lavoro e' il solito, l'ufficio nuovo, con persone simpatiche. Grazie per l'interessamento e grandi complimenti per l'esperienza dal cuoco nero

Una morte dignitosa

Il problema è che l'hanno umanizzato. E in un periodo come questo dove i nemici sono sempre più evidenti e i cattivi sempre più cattivi...