lunedì 30 marzo 2009

Figure retoriche

Se c'è una cosa che Carletto Dado Molina, mio prof di Lettere ai tempi del Liceo, mi ha lasciato, oltre all'odio per i dadi (ma questa è un'altra storia) è una certa attrazione per le figure retoriche.
Mi ricordo che il buon Moletta ci faceva imparare a memoria le definizioni e alcuni esempi di figure retoriche...
Il metodo è, almeno per quanto mi riguarda, decisamente inappropriato ed infatti non mi ricordo un solo esempio ed una sola definizione. Per sapere che "sono soli nel sole" è un'alliterazione son dovuto ricorrere al prezioso aiuto del Mikkio (già all'epoca del Liceo dotato di spiccate doti mnemoniche e di comprensione!).
Un'altra figura retorica per me molto affascinante è l'onomatopea.
L'onomatopea è "una figura retorica che riproduce, attraverso i suoni linguistici di una determinata lingua, il rumore o il suono associato a un oggetto o a un soggetto cui si vuole fare riferimento" (liberamente tratto da wikipedia).

Sapete cosa? Mia figlia è una poetessa.
Fa un vasto utilizzo di questa figura retorica con ottimi risultati.
Quando ha sete non chiede l'acqua, ma dice "Papà: ahhhh!" (tipico verso che si fa dopo aver bevuto con immensa goduria un bicchiere di acqua).
Quando parla della macchina la definisce "Mooom, mooom" (ricordando il rumore del motore).
Vuole essere presa in braccio? Beh, facile: "Mamma. Ouff ouff" (perché si fa fatica a prenderla in braccio!).
Le scale sono "Op, op" (questo probabilmente perché le si tiene il ritmo quando sale o scende...).

Insomma, siamo in lista per il prossimo Nobel della letteratura.

Ciao!

4 commenti:

Luscia ha detto...

Ah, les ignorants!

Interessante constatare a distanza di anni, Molina nonostante, che il vano tentativo di portare un barlume di letteratura in un istituto scientifico (il "liceo" è uno e uno solo) si sarebbe schiantato in mille pezzi contro le mura del Tempo.

Il Mikkio, che tu citi quasi fosse un accademico della Crusca, si fregia da sempre di ricordarsi proprio quell'unica e sola figura retorica, e domineddio mi fulmini se non sto dicendo il vero.
Per il resto: Mastro è diventato egli stesso una figura retorica; la Micci ormai si esprime principalmente in genovese.
Di altri non ho notizia, ma tanto mi basta...

Mi perdonerai la comprensibile e doverosa spocchia di classicista,
Tuo Luscia

Vero ha detto...

Guarda che se uno dice "Che topa!" o in genovese "Che gnocca!" usa una sineddoche, ovvero la parte per il tutto. Siamo tutti poeti!

Paolino ha detto...

E siamo tutti POETI, quindi?
Luscia,
Mastro è una figura retorica per definizione, chiamandosi appunto Mastro...
La Micci, probabilmente, ha intrapreso la strada aperta dal grande Poeta Fabrizio De André, per rivalutare l'utilizzo del dialetto genovese...
Dimentichi il Bosi, che sarà sicuramente affogato nei "cioè"!

Anonimo ha detto...

BRAVO PAPI!!!
e poi a stoccolma durante il discorso ci dovremo ricordare anche di citare: il telecomando " bee-beeppa", lo scivolo " Vuuuummm"!
Mamy

Di violenza, di vittime, di carnefici e di matematica

Ci sono temi sui quali non si deve fare filosofia. La violenza è uno di questi argomenti. La violenza è violenza e la violenza ha un colpe...